Esteri

Kobane, svolta turca: “Aiutiamo peshmerga a entrare in città”

 Kobane. Svolta nella vicenda dell’assedio di Kobane, l’enclave curda in Siria sotto assedio da settimane da parte dell’Isis: lunedì il governo di Ankara ha infatti concesso il passaggio delle forze peshmerga verso la città per contribuire a fermare l’avanzata dello Stato islamico (Isis).

Quasi contemporaneamente, all’alba, l’aviazione americana ha iniziato un lancio di rifornimenti medici e militari ai curdi in città: è la prima volta che si registra un invio diretto di materiale, fattore che si temeva potesse creare qualche tensione con la Turchia (non sarebbe stato usato lo spazio aereo nazionale).

“Aiutiamo le forze peshmerga curde ad attraversare il confine per raggiungere Kobane”, ha invece annunciato il ministro turco degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aggiungendo che “le nostre discussioni su questo fronte proseguono”.

È stata quindi accolta la richiesta del presidente del Kurdistan iracheno Massud Barzani di consentire alle forze peshmerga di passare attraverso il territorio turco per aiutare i miliziani delle Unità di protezione del popolo (Ypg).

Secondo l’agenzia di informazione curdaRudawBarzani e il ministro per i peshmerga Mustafa Sayid Qader stanno già coordinando l’operazione in collaborazione con Salih Muslim, il leader del Partito curdo dell’Unione democratica (Pyd) e i comandanti dell’Ypg. La scorsa settimana Muslim ha incontrato Barzani a Duhok per discutere dei combattimenti a Kobane tra l’Ypg e i miliziani Isis che assediano la città siriana da oltre un mese. “Non abbiamo mai voluto che Kobane cadesse.

La Turchia conduce diverse iniziative per impedirlo”, ha detto Cavusoglu in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo Mongi Hamdi, spiegando le misure adottate per consentire ai peshmerga l’arrivo in città. Nonostante le pressioni degli Stati Uniti, la Turchia finora si è rifiutata di intervenire militarmente per aiutare i curdi a resistere ai jihadisti: Ankara è infatti impegnata da decenni in un conflitto proprio contro i separatisti curdi del Pkk.

Nel frattempo ilquotidiano panaraboAl Hayatraccontadi circa 200 curdi che sarebbero stati fatti prigionieri dagli jihadisti a Shaykh Issa, una decina di chilometri ad est di Kobane e di poco a nord di Raqqa, una delle zone oggetto dei raid americani. I miliziani curdi chiedono l’apertura di “corridoi di sicurezza” all’ interno della Siria per collegare Kobane con le altre due zone a maggioranza curda nel nord del Paese.

“Abbiamo decine di migliaia di uomini e armi pesanti a Hassake e Afrin. Vogliamo solo farle arrivare qui”, ha spiegato Ocalan Isso: “Abbiamo chiesto che la Turchia intervenga perché vengano aperti questi due corridoi”.

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