Teverola

Carabinieri trucidati dai nazisti: i 71 anni dell’eccidio di Teverola

 Teverola. Alla presenza di autorità civili e militari si è tenuta la cerimonia di commemorazione dei 14 carabinieri e due civili che il 13 settembre 1943 vennero trucidati dalle truppe naziste.

Presenti il comandante interregionale carabinieri “Ogaden”, generale di Corpo d’Armata Franco Mottola, accompagnato dal generale di brigata Gianfranco Cavallo, comandante della Legione Carabinieri Campania, dal colonnello Giancarlo Scafuri, comandante del provinciale di Caserta, e dal tenente colonnello Vittorio Carrara, comandante del reparto territoriale di Aversa.

Alla presenza del sindaco di Teverola, Biagio Lusini, don Franco Fachini, capo del Servizio assistenza spirituale della Legione Carabinieri Campania, ha officiato la cerimonia di deposizione di una corona d’alloro al monumento intitolato ai militari Caduti, nella piazza a loro intitolata, “piazza dei Martiri di Teverola”.

L’armistizio dell’8 settembre 1943 firmato a Cassibile dal Generale Castellano, per il Governo Italiano, con il rappresentante delle forze anglo-americane, segnava virtualmente la conclusione del secondo conflitto mondiale, aprendo, di fatto, quello con le truppe del Reich. Nei giorni seguenti, nonostante le Forze Armate dello Stato fossero senza precise direttive, diversi reparti italiani diedero luogo ad una strenua resistenza.

 A Napoli, appena pervenne la notizia dell’armistizio, i tedeschi iniziarono immediatamente ad avere un atteggiamento ostile nei riguardi dei militari italiani. La volontà tedesca di assumere il controllo della città portò, sin dal mattino del 9 settembre 1943, a diversi scontri armati, tra cui quello con i Carabinieri posti a difesa della caserma “Pastrengo”, cui contribuirono in misura rilevante, tra gli altri, quelli della Stazione di Napoli Porto.

Il mattino dell’11 settembre 1943, superato un primo momento di difficoltà, i soldati del Fuhrer iniziarono una nuova e più massiccia azione per occupare il “Palazzo dei Telefoni” di via De Pretis, obiettivo strategico per il controllo delle comunicazioni dell’intera area. A protezione dell’impianto furono posti 150 soldati del 40° Reggimento Fanteria, unitamente a quei Carabinieri della Stazione di Napoli Porto che si erano già disimpegnati nella difesa della caserma “Pastrengo”.

Nonostante il valore dei militari italiani, nel corso della stessa giornata le truppe naziste, più numerose e meglio armate, riuscirono a prevalere sino ad attestarsi saldamente in ogni quartiere di Napoli, spegnendo tutti i focolai di resistenza. Nella giornata del 12 settembre i tedeschi attaccarono la Stazione di Napoli Porto. Dopo accanita resistenza i carabinieri, esaurite le munizioni, furono costretti ad arrendersi.

I tedeschi, unicamente per salvaguardare la propria immagine e lasciar credere di rispettare la Convenzione di Ginevra, li dichiararono prigionieri di guerra e consegnarono loro alcuni fucili privi di caricatori, quindi li incolonnarono con altri prigionieri italiani e li avviarono fuori città, simulando che i carabinieri avessero il compito di concorrere alla scorta dei prigionieri.

La colonna arrestò la marcia verso la mezzanotte del 12 settembre, in Teverola, dove, dal mattino del 13 settembre, allo scopo di continuare a far credere che i Carabinieri stessero svolgendo un compito d’istituto, furono condotti, a bordo di mezzi militari, per le aree circostanti, fino a quando, in località “Madama Vincenza” di Teverola, unitamente a due civili, furono fatti disporre su due fila e trucidati con colpi di mitragliatrice.

Icarabinieri della Stazione di Napoli Porto terminarono in modo cruento la loro esistenza, responsabili unicamente di aver voluto restare fedeli al giuramento prestato ed aver inteso difendere la propria Patria. I militari del Reich, subito dopo l’eccidio, bruciarono i documenti dei giustiziati ed ordinarono ad alcuni civili di scavare una fossa per seppellire i cadaveri.

Al termine delle ostilità venne concessa ai 14 carabinieri e ai due civili una “Medaglia d’Argento” individuale con la seguente motivazione: “In periodo di eccezionali eventi bellici seguiti dall’armistizio, preposto con gli altri militari della sua Stazione alla difesa di importante centrale telefonica, assolveva coraggiosamente al suo dovere opponendosi al tentativo di occupazione e devastazione da parte delle truppe tedesche. Catturato per rappresaglia e condannato a morte con i suoi compagni affrontava con ammirevole stoicismo il plotone di esecuzione. Nobile esempio di virtù militare e di consapevole sacrificio”.

Le vicende narrate, da collocare tra i tanti atti di eroismo che caratterizzano la storia dell’Arma, indissolubilmente legata a quella della nostra Patria, confermano ancora una volta la vicinanza dei carabinieri alla popolazione, a tutti gli Italiani. L’Arma, ora come allora, si pone quale fondamentale presidio di legalità, a tutela della sicurezza delle persone e dei beni.

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