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Venezia, applausi per il “Pasolini” di Abel Ferrara

 Quella di Abel Ferrara è una vera e propria venerazione nei confronti del cinema di Pierpaolo Pasolini, suo maestro e protagonista del suo ultimo film.

“Io sono cresciuto guardando i film di Pasolini e lui è cresciuto senza guardare i miei film. Io sono un buddista che tende a meditare sui propri maestri. Ho sentito molto il suo lavoro e mi sono permesso di avvicinarmi a lui”, ha detto il regista in conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia. Il suo ultimo lavoro porta sul grande schermo un biopic di uno degli intellettuali più importanti per il Novecento italiano.

Il film ricostruisce, non senza elementi di fiction, gli ultimi momenti della vita di Pasolini, includendo nel ritratto anche l’amata madre (interpretata da Adriana Asti), i cugini (Giada Colagrande e Valerio Mastandrea) e due grandi amici, Laura Betti (Maria De Medeiros) e Ninetto Davoli (Riccardo Scamarcio), suo attore-feticcio. Il protagonista è Willem Dafoe, che sul set ha girato tutte le scene sia in inglese che in italiano.

“Pasolini – racconta l’attore – ho cominciato a conoscerlo a vent’anni. Poi la mia conoscenza è aumentata quando ho cominciato a vivere in Italia e ho creato un rapporto diverso con lui. Non si è trattato di una ricostruzione, ma ho cercato di incarnare lui come era”.

Una devozione e ammirazione quella di Abel Ferrara che non ha convinto la sala stampa che ha accolto tiepidamente la proiezione del film. A mettere tutti d’accordo è stata però l’interpretazione del protagonista che ha cercato di abitare i suoi pensieri senza troppa presunzione.

Quanto poi alle polemiche richiamate in ballo per le modalità della morte dell’intellettuale, Ferrara si difende: “Non ho mai detto di sapere chi l’ha ucciso, è una grande balla dei giornalisti, chi ha scritto quella bugia? Volevo parlare della sua vita, delle sue passioni, il suo lavoro”. E continua a darne il suo profilo personale: “Non aveva paura di nulla, era un uomo di un’altra generazione, cresciuto omosessuale in un mondo pre e post bellico, ha vissuto il mondo dominato dal consumismo portato da noi americani”. “Questo film non è solo Pasolini, Roma, 1975, per me potrebbe essere a New York ieri notte, con un ricco e famoso su una bella macchina che a Brooklyn rimorchia ragazzi dominicani”, ha concluso il regista.

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