Gricignano

La rivolta di Via Selicara: quando i gricignanesi sconfissero il “colera rosso”

 Gricignano. Curiosa è una pagina di storia gricignanese raccontata nel libro “Gricignano e i suoi abitanti” dello scrittore Domenico Verde.

Una storia che ha molto di attuale se rapportata al “problema puzza” che sta attanagliando i cittadini non solo di Gricignano, ma anche di Carinaro e Teverola. Si tratta di un episodio avvenuto intorno alla metà del 19esimo secolo, nei pressi di via Selicara, una delle strade più antiche della cittadina, dove era presente uno stabilimento che creò non pochi problemi alla salute dei gricignanesi.

“Di via Selicara – scrive Verde nella sua opera – se ne parlò in tutto il circondario nella prima metà del XIX secolo a causa di uno stabilimento di conceria di pelle che operava in quel luogo. La conceria fu causa di una sconcertante vicenda che riguardò gli abitanti di via Selicara e dell’intero paese, poiché aveva ridotto quel luogo in uno stato inquinato e malsano che la gente lo aveva denominato come luogo del ‘colera rosso’. Talmente era divenuta insostenibile la situazione per i gravi rischi cui i cittadini erano esposti che reagirono inviando reclami sottoscritti dagli abitanti alle autorità comunali e alla Prefettura, accompagnati da minacce di venire a fatti d’armi con il proprietario dello stabilimento”.

“Ai reclami e alle minacce della gente di via Selicara, – continua Verde nel suo racconto – si aggiunsero quelle dell’intera cittadinanza, tanto che la questione fu portata alla ribalta della cronaca della Provincia di Terra di Lavoro. A sua volta il proprietario della conceria, tal Coscione di Aversa, minacciò in luogo pubblico ‘di venire a Gricignano, in unione con moltissima gente del suo paese, per offendere e resistere al popolo gricignanese’. A tale grave minaccia gli abitanti di via Selicara, insieme a moltissimi altri cittadini di Gricignano, si portarono in periferia del paese armati di bastoni e altri corpi contundenti per fronteggiare il Coscione e i propri amici. Arrivato il Coscione […] si ritirò nel suo paese”.

“A seguito di tali fatti, – scrive ancora l’ex consigliere regionale – la Prefettura per evitare che la cosa si ripetesse con più gravi conseguenze, inviò a Gricignano una commissione con il compito di eseguire i dovuti accertamenti dello stato della situazione. La commissione d’inchiesta, avendo accertato la reale pericolosità della conceria, la quale era adibita, tra l’altro anche per la ‘macerazione e il trattamento di schifosissime carogne animali’, costrinse la Prefettura a decretare l’immediata e definitiva chiusura dello stabilimento”.

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