Esteri

Kiev accusa: “Aggressione”. Mosca: “Puntiamo alla tregua”

 Kiev. L’Ucraina perde posizioni nell’est e accusa Mosca di “aggressione aperta”, respingendo l’offerta di cessate il fuoco della Russia. Nonostante l’escalation della tensione, rappresentanti russi e ucraini si incontrano oggi a Minsk per cercare un via d’uscita al conflitto con la mediazione dell’Osce.

L’esercito ucraino si è ritirato dall’aeroporto di Lugansk, sotto l’incalzante offensiva dei ribelli filo-russi. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha accusato Mosca di “un’aggressione diretta ed evidente” che ha alterato platealmente l’equilibrio di forze in campo. Adesso Poroshenko studia cambiamenti ai vertici dell’esercito, ma intanto l’esercito ucraino, che dalla scorsa settimana ha incassato le sconfitte peggiori della guerra, continua a perdere posizioni.

Per Kiev il governo di Mosca è coinvolto in maniera diretta negli scontri: anche nei combattimenti all’aeroporto di Lugansk, roccaforte ribelle e città-chiave, è stato decisivo, secondo Kiev, l’apporto delle forze russe, in particolare un battaglione di blindati. Dopo ore di combattimenti, le truppe ucraine sono finite sotto colpi d’artiglieria e hanno ricevuto l’ordine di ripiegare.

Nonostante le accuse, Mosca assicura che non interverrà militarmente in Ucraina; anzi, il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, si è augurato che i negoziati sulla crisi che si terranno a Minsk (presenti rappresentanti di Ucraina, Russia, Osce e la partecipazione dei separatisti filorussi) portino a un cessate il fuoco “immediato e senza condizioni”.

Intanto il presidente russo, Vladimir Putin, ha chiesto che venga messa da parte la minaccia di nuove sanzioni: “Prevalga il buon senso” e si evitino misure reciprocamente distruttive senza condizioni. Insomma, la tensione resta altissima. Tanto che il premier polacco, Donald Tusk, appena designato come prossimo presidente del Consiglio dell’Ue, commemorando a Danzica il 75mo anniversario dell’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, ha evocato il pericolo che si ripeta un altro settembre 1939.

Tusk ha così tracciato quello che ha definito “un inquietante” parallelo tra l’offensiva nazista in Polonia e Cecoslovacchia, che fu giustificata con la necessità di proteggere le minoranze tedesche nei due Paesi, e l’annessione della Crimea e l’appoggio ai ribelli filo-russi dell’est dell’Ucraina da parte di Mosca. Tusk ha poi aggiunto che la minaccia di una guerra non riguarda solo l’est.

Ecco perché, come ribadisce Federica Mogherini, appena nominata nuova Lady Pesc, l’unica strada resta la diplomazia. “E’ interesse dell’Ucraina, dell’Europa e della Russia che la crisi abbia una soluzione politica e non una soluzione militare, che semplicemente non esiste”.

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