Gricignano

Conferimento rifiuti, il Comune revoca l’affidamento alla Ecotransider

 Gricignano. Il Comune di Gricignano revoca alla Ecotransider l’aggiudicazione provvisoria per il conferimento, nell’impianto dell’azienda situata nella zona industriale cittadina, dei rifiuti derivanti dalla raccolta dell’umido, della pulizia stradale e degli ingombranti.

Il provvedimento è stato adottato lo scorso 7 agosto con determinazione del responsabile dell’area tecnica, architetto Anna Cavaliere. Due le motivazioni principali alla base della decisione: la pretesa, da parte della Ecotransider, del pagamento di presunti debiti maturati dal Comune e la questione dell’ormai famigerata puzza che si avverte nel centro abitato di Gricignano e in quelli di alcuni paesi limitrofi.

Ma procediamo per ordine. Il 15 maggio scorso il Comune bandiva la gara di appalto del servizio di conferimento dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, per la durata di quattro mesi e un importo a base d’asta di 90.385 euro, oltre iva. La seduta di gara, svoltasi il 1 luglio successivo, vedeva la partecipazione di tre ditte, tra cui la Ecotransider che offriva il ribasso maggiore, pari al 7 per cento dell’importo a base d’asta. La ditta, dunque, veniva dichiarata aggiudicataria provvisoria del servizio.

Pochi giorni fa, il 6 agosto, la ditta Senesi, che svolge il servizio di raccolta rifiuti sul territorio, comunicava che la Ecotransider impediva agli autocompattatori di effettuare il conferimento nel suo impianto, contestando inadempimenti del Comune nei pagamenti. Argomentazioni “pretestuose” le ha definite l’area tecnica comunale, dal momento che, si legge nella determinazione della responsabile, “la quasi totalità delle fatture di cui si assume il mancato pagamento sono relative a rapporti pregressi, precedenti alla data (1 luglio 2014) di aggiudicazione provvisoria”.

La Ecotransider, quindi, scrive la responsabile, “pretende di interrompere un servizio affidatole lo scorso mese di luglio in ragione di posizioni creditorie maturate prima ancora che la nuova procedura di gara avesse inizio”. Tant’è che, sottolinea la Cavaliere, tali posizioni creditorie, solo oggi invocate, “non hanno in precedenza impedito alla ditta di prendere parte alla procedura di gara; dunque le stesse non hanno costituito, e non costituiscono, come invece si tenta di rappresentare, pregiudizio insuperabile per l’espletamento del servizio, e soprattutto non ne giustificano l’intervenuta interruzione”.

Ad ogni modo, precisa l’architetto, “non corrisponde al vero che il Comune sarebbe esposto nei confronti della EctoT per la somma di 100.419,22 euro, dal momento che, da verifiche effettuate presso l’Area finanziaria dell’Ente, è emerso che alcune fatture in contestazione risultano già pagate, mentre altre non risultano ancora esigibili, come peraltro emerge dallo stesso prospetto inviato dalla stessa ditta”.

Al di là delle sue pretese, tuttavia, la EcoT, interrompendo il servizio di conferimento dei rifiuti, ha posto in essere, come scrive la responsabile, “un grave inadempimento idoneo a interrompere il vincolo fiduciario con l’amministrazione comunale”. “Un comportamento – evidenzia, tra l’altro, l’architetto – reiterato nel tempo, in quanto già verificatosi il 13 gennaio e il 16 aprile scorsi, come da comunicazioni della Senesi”. Ricorrono, a questo punto, i presupposti che consentono all’amministrazione di non procedere alla stipula di contratti nei confronti di soggetti “che, secondo motivata valutazione della stazione appaltante, hanno commesso grave negligenza o malafede nell’esecuzione delle prestazioni affidate alla stazione appaltante che bandisce la gara; o che hanno commesso un errore grave nell’esercizio della loro attività professionale, accertato con qualsiasi mezzo di prova da parte della stazione appaltante”.

Ma, come dicevamo, c’è anche un’altra motivazione: la puzza che, da circa due anni a questa parte, ha portato cittadini e associazioni – sia di Gricignano che, più recentemente, della vicina Carinaro – a sottoscrivere una raccolta firme contro la EcoT, ritenuta la “fonte” dei miasmi nauseabondi. La responsabile, nella sua determinazione, riporta: “Negli ultimi giorni sono state riscontrate fortissime emissioni maleodoranti provenienti dagli impianti gestiti dalla Ecotransider, avvertite nel centro abitato e finanche nei paesi limitrofi, che contrastano con specifica previsione del bando di gara tesa in maniera espressa ad evitare inconvenienti da rumori o odori”. Da qui la scelta di revocare l’aggiudicazione provvisoria del servizio, affidandolo alla società “Gesia” di Pastorano (Caserta), seconda classificata durante la gara d’appalto con un ribasso del 5,18.

Questo dell’area tecnica non è l’ultimo provvedimento del Comune contro la EcoT. Il sindacoAndrea Moretti qualche settimana fa è alle passato alle maniere forti, inviando una diffida alla Regione Campania attraverso la quale ha chiesto l’emissione di un “immediato provvedimento” atto ad impedire all’azienda situata nell’area industriale cittadina “di continuare ad arrecare danno all’ambiente ed alla popolazione – si legge – e bloccare le attività responsabili di tali danni fino all’adeguamento degli impianti di salvaguardia ambientale”.In caso di mancato intervento del governo regionale, il primo cittadino ha annunciato che, a quel punto, “sarà l’amministrazione comunale a procedere, a tutelare della salute pubblica, all’emissione di un’ordinanza di chiusura dell’impianto”.

L’iniziativa di Moretti arriva dopo lo studio delle documentazioni in possesso del Comune in ordine all’attività dell’impianto della Ecotransider per lo stoccaggio ed il trattamento di rifiuti pericolosi e non pericolosi. La prima riguarda una relazione del Dipartimento ambientale della Seconda Università degli Studi di Napoli che delinea la cronologia degli atti e fornisce un quadro delle prescrizioni e delle diffide, “totalmente disattese”, che gli Enti hanno impartito all’azienda.

Un’altra racchiude le diffide emesse dalla stessa Regione Campania (numero 0740892 del 28 ottobre 2013 e numero 0366913 del 28 maggio 2014) dalle quale si evincono “attività non autorizzate”, tra cui anche il sistema di abbattimento delle emissioni odorigene, fondamentale per la natura stessa delle attività, che vengono svolte dall’azienda “in dispregio della normativa vigente e a discapito della salute della popolazione nonché dei lavoratori dell’area circostante lo stabilimento”.

Anche la Regione Campania ha chiesto alla ditta di “bloccare immediatamente le attività prive di autorizzazione”, ossia “il macchinario per la selezione e cernita dei metalli, connesso ad un impianto di abbattimento (filtri a maglia) al fine di evitare, in caso di attivazione dello stesso, la produzione di emissioni in atmosfera non autorizzate; e il punto di emissione ad esso collegato, peraltro realizzato in maniera difforme dalla normativa Uni”.

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