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Lutto nel jazz: Charlie Haden muore a Los Angeles

 Il suo ultimo album lo aveva messo a punto con Keith Jarrett, scomparso l’11 luglio e nessuno avrebbe mai pensato che a distanza di pochissimi giorni anche lui, Charlie Haden sarebbe scomparso così.

A dare l’annuncio della morte del grande contrabbassista,nato nell’Iowa il 6 agosto 1937, è stata la moglie la moglie la cantanteRuth Cameron assieme ai suoi quattro figli. Ed è a quell’album, “Lasta Dance”, uscito solo un mese fa che i due artisti hanno affidato il loro testamento musicale.

I due collaborarono costantemente per circa dieci anni tra il 1967 e il 1976 conLife Between the Exit Signse Eyes of the Heart eSurvivors Suite. Dopo una lunga separazione, i due all’inizio 2007 si ritrovarono a suonare insieme per la realizzazione di un documentario su Jarrett. L’affiatamento ritrovato dette vita a una sessione durata quattro giorni, presso lo studio casalingo di Keith Jarrett. Tre anni dopo, ovvero nel 2010, i frutti del lavoro trovarono spazio nell’albumJasmine. Haden si dedicò al contrabbasso dopo aver perso la voce e il canto per la poliomelite che l’aveva colpito da adolescente, quando si esibiva con la band del paese della sua famiglia.

E l’insorgenza della sindrome post-polio, alla fine del 2010, lo aveva costretto a interrompere i suoi concerti pubblici, anche se aveva continuato a registrare brani in casa assieme ai suoi amici musicisti, come il chitarrista Pat Metheny e il pianista Alan Broadbent. Durante la sua carriera, Haden ha suonato il contrabbasso in una vasta gamma di generi musicali, spaziando dal jazz alla world music.

“Voglio portare via la gente dalla bruttezza e dalla tristezza che ci circonda attraverso la bella. profonda musica”, aveva detto in un’intervista del 2013 all’Associated Press poco prima di ricevere il Grammy Award per la sua carriera. La Recording Academy ha citato Haden come “un musicista jazz tutto americano meglio conosciuto per la sua firma sulle linee del basso lirico e per la sua capacità di liberare il contrabbassista da un ruolo di accompagnamento.” Il riconoscimento dei Grammy Awards- oltre ad essere nominato Master Jazz nel 2012 dal National Endowment for the Arts – era stato determinato dalla sua partecipazione, sin dai lontani anni ’50, al quartetto rivoluzionario di Coleman.

L’impegno del quartetto al Five Spot club di New York è stato uno dei momenti più produttivi della storia del jazz e i musicisti discutevano animatamente di questa nuova musica soprannominate “free jazz”, che ha sfidato le convenzioni, liberando gli esecutori dalle regole e permettendo loro di improvvisare liberamente fuori della melodia prodotta dai cambi di accordi in sottofondo. “Alcune persone non hanno capito cosa stavamo facendo, e avevano paura perché non avevano mai sentito niente di simile prima – quindi abbiamo affrontato questa innovazione il meglio che potevamo”, ha spiegato Haden nell’intervista del 2013.

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