Esteri

Gaza, proseguono i raid: 130 morti. Summit a quattro per la tregua

 Gaza. Mentre Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania si preparano a discutere, domenica, una proposta di cessate il fuoco, nella Striscia di Gaza si è giunti al quinto giorno dell’offensiva israeliana mirata a fermare il lancio di razzi palestinesi.

Il bilancio, al momento, è salito a 130 morti. Secondo fonti mediche, nei raid delle ultime ore sarebbero morte almenoquattro persone a Jabaliya, nel nord della Striscia, e altredue a Deir el Balah, a sud. Sarebbe stato colpito anche un orfanotrofio a Beit Lahia. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Quds Press tre bambini disabili sarebbero rimasti uccisi nell’attacco.

Nessun commento da parte di Israele che in altre occasioni ha accusato i miliziani palestinesi di nascondere razzi e armi anche all’interno di moschee, ospedali e altri istituti di cura. E mentre gli appelli per la tregua sembrano cadere nel vuoto, sale la tensione. Anche se, secondo alcune fonti, Hamas sarebbe divisa sullo stop ai razzi.

Un portavoce militare israeliano ha spiegato che nella notte scorsa l’esercito avrebbe colpito circa 84 obiettivi “affiliati al terrorismo di Hamas” nella Striscia: tra questi ci sarebbero “68 lanciatori di razzi, 21 centri militari, 18 fabbriche di armi e depositi”. L’esercito ha detto di aver colpito ”10 operativi del terrore, 6 di questi direttamente coinvolti nel lancio di razzi in quel momento verso Israele”. Il portavoce ha aggiunto che sarebbero stati circa 690 i razzi e i colpi di mortaio lanciati da Gaza verso Israele dall’inizio dell’operazione “Margine protettivo”. Alcuni dei razzi lanciati, ha spiegato, hanno una gittata dentro Israele di oltre 100 chilometri.

Dall’inizio della settimana, ha fatto sapere invece il ministero dell’edilizia e dei lavori pubblici a Gaza, 282 case di Gaza sarebbero state rase al suolo nei raid israeliani. Altre novemila sarebbero state danneggiate severamente: di queste 260 non sarebbero più abitabili.

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