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Faida di camorra, 17 fermi contro gruppo satellite del clan Moccia

 Napoli. 17 fermi, operati dalla squadra mobile di Napoli e dai carabinieri del comando provinciale, tra il capoluogo, Afragola e Casalnuovo, nei confronti di 17 affiliati ad un gruppo “satellite” del clan Moccia.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione di tipo mafioso, porto abusivo d’arma da fuoco e estorsione, aggravati dalle finalità mafiose. Secondo gli investigatori, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il gruppo – per volontà di Nicola Luongo, il primo a prendere il comando, poi di Mariano Salvato, entrambi arrestati oggi – si stava estendendo dal rione Salicelle di Afragola ai vicini territori di Casoria, Caivano, Crispano e Cardito.

Poi, a causa di una scissione interna al gruppo, dal gennaio scorso era iniziata la faida tra Luongo e Salvato per conquistare il comando, che ha visto, tra febbraio e marzo, l’omicidio di sette affiliati, uccisi è bruciati vivi in autovetture. Ma questi omicidi non sono tra i reati contestati ai fermati odierni.

Nel mirino del clan anche il business delle imprese funebri che, nei primi mesi dell’anno, ha vistoun’escalation di attentati dinamitardi contro molte ditte che non hanno voluto piegarsi al pizzo.

Tra le 17 persone fermate oggi da Polizia e Carabinieri nell’ambito di un’operazione congiunta anticamorra della Procura Antimafia di Napoli, figurano anche i fratelli Mariano, Aniello e Carlo Barbato e la loro madre, Patrizia Bizzarro. Secondo quanto accertato, era Mariano Barbato, 25 anni il capo di questo nuovo gruppo camorristico attivo tra Afragola, Casoria, Caivano, Crispano e Cardito.

Insieme ai fratelli Aniello e Carlo e alla madre Patrizia Bizzarro, che secondo gli inquirenti comandava e disponeva le attività del clan (tra cui estorsioni e spaccio), Mariano imponeva ai commercianti della zona un istituto di vigilanza chiedendo la disdetta di quello sotto contratto. Se le loro richieste non venivano esaudite, scattavano le ritorsioni, anche attraverso atti intimidatori con l’uso di bombe carta fatte esplodere davanti ai negozi. Documentata anche una recente scissione interna al gruppo camorristico con l’omicidio di Mattia Iavarone, avvenuto il 25 aprile scorso, a Caivano.

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