Sant’Arpino

Fioratti e Quattromani si dimettono. Capone: “Avevo perso le speranze!”

  Sant’Arpino. Il vicesindaco Gianluca Fioratti, fino a pochi giorni fa sindaco facente funzioni, e la consigliera Immacolata Quattromani, hanno rimesso le proprie deleghe nella mani del sindaco Eugenio Di Santo, tornato in carica dopo aver patteggiato una pena sospesa per l’ormai nota vicenda del bracciale.

Alla base della loro decisione una “questione morale”. I due, annunciando anche la possibilità di fuoriuscire dal gruppo di maggioranza “Alleanza Democratica” e formarne uno indipendente in Consiglio, chiedono al primo cittadino una verifica politica per valutare se è il caso di proseguire il mandato elettorale alla luce della vicenda giudiziaria che ha coinvolto Di Santo.

Sul caso interviene il consigliere di opposizione Francesco Capone. “Confesso che avevo perso le speranze”, esordisce l’ex candidato sindaco, che continua: “Non voglio entrare nel merito della scelta dei due ex esponenti della maggioranza, e alla querelle interna ad una coalizione per me già politicamente morta dopo l’arcinota vicenda del Di Santo. Mi preme, invece, sottolineare come la motivazione che Fioratti e Quattromani hanno posto alla base della loro decisione sia rappresentata dal venir meno dell’imprescindibile base morale, ritenuta elemento fondante per continuare il proprio lavoro, e soprattutto continuare ad essere dei rappresentanti dei cittadini”.

“Che dire – prosegue Capone – meglio tardissimo che mai. Sono anni, sin dal mio ingresso nell’agone politico, che pongo al centro dei miei interventi in ogni sede politica, amministrativa e giudiziaria la questione morale. Come è arcinoto e facilmente riscontrabile dagli innumerevoli interventi riportati dalla stampa è dal 2012 che chiedo a destra a manca di rimettere nel cuore del dibattito politico quei principi, quei valori e soprattutto l’onestà e l’etica, che con il sistema Di Santo sono andati perduti. Ora è troppo facile farlo notare e dire: ve lo sto dicendo da anni! C’è stato un lungo periodo nel quale mi sembrava di predicare nel deserto e soprattutto di rivolgermi a dei sordi che si arrampicavano sugli specchi pur di non prendere atto di un’amara e bruttissima realtà. In questi anni pur di tutelare i più biechi e bassi interessi di bottega si è sacrificato tutto di quanto più nobile c’è: dai valori, alla dignità e soprattutto ci si è messo sotto i piedi il principio cardine che dovrebbe guidare l’azione di ogni uomo: l’onestà”.

“Oggi – sottolinea Capone – questi argomenti tornano al centro della dialettica politica. Spiace notare che qualcuno abbia preso coscienza di quanto accadeva solo dopo l’intervento della magistratura e degli organi preposti. Posso solo dirvi che avete perso un’occasione. Il sottoscritto quanto ha denunciato queste storture non era né Superman né Batman, ma un semplice cittadino che ha deciso di impegnarsi in politica con l’esclusiva volontà di fare il bene del suo paese. E se anche voi foste stati mossi dagli stessi principi avreste notato il fetore della disonestà e della corruzione che muovevano e purtroppo muovono ancora il sistema del primo cittadino reo confesso”.

“Oggi posso dire – conclude – che la mia battaglia la sto vincendo, perché non solo i cittadini, l’opinione pubblica, i media nazionali e locali, hanno capito dove sta il marcio, ma anche perché cari sudditi e manutengoli del Di Santo, vi sto costringendo a discutere di questione morale, quella che per voi per anni è stata una vera e propria sconosciuta”.

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