Campania

Inchiesta Mose di Venezia, tra gli arrestati il generale casertano Spaziante

 Caserta. 35 persone, tra cui il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, sono state arrestate mercoledì mattina nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per il Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere la città dall’acqua alta. Un altro centinaio di persone risultano indagate.

Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, concussione e riciclaggio. Tra gli arrestati, oltre al primo cittadino, eletto nel 2010 nella coalizione di centrosinistra, anche l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso (Forza Italia), il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo, e il generale della Guardia di Finanza in concedo, casertano, Emilio Spaziante, fino a poco tempo fa comandante in seconda delle Fiamme gialle.

La Procura avrebbe chiesto l’arresto anche dell’ex governatore del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan, attualmente senatore, per il quale è necessario l’autorizzazione a procedere. Dall’inchiesta, condotta da circa tre anni dalla Guardia di Finanza e coordinata dai pm antimafia Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonino, è emerso che l’ex manager della “Mantovani”, Giorgio Baita, con il beneplacito del proprio braccio destro, Nicolò Buson, aveva spostato dei fondi relativi al Mose in una serie di fondi neri all’estero.

Il denaro, secondo l’accusa, veniva portato da Claudia Minutillo, imprenditrice ed ex segretaria personale di Galan, a San Marino dove i soldi venivano riciclati da William Colombelli grazie alla propria azienda finanziaria “Bmc”. Le fiamme gialle avevano scoperto che almeno 20 milioni di euro, così occultati, erano finiti in conti esteri e che, probabilmente, erano indirizzati alla politica, circostanza che ha fatto scattare l’operazione di mercoledì mattina all’alba.

Dopo questa prima fase, lo stesso pool aveva portato in carcere Giovanni Mazzacurati, ai vertici del Consorzio Venezia Nuova (Cvn). Quest’ultimo, poi finito ai domiciliari, era stato definito “il grande burattinaio” di tutte le opere relative al Mose. Indagando su di lui erano spuntate fatture false e presunte bustarelle che hanno portato all’arresto di Pio Savioli e Federico Sutto, rispettivamente consigliere e dipendente di Cvn, e di quattro imprenditori che si spartivano i lavori milionari.

GLI ARRESTATI. In carcere: Giovanni Artico, Stefano Boscolo Bacheto, Gianfranco (Flavio) Boscolo Contadin, Maria Brotto, Enzo Casarin, Gino Chiarini, Renato Chisso, Patrizio Cuccioletta, Luigi Dal Borgo, Giuseppe Fasiol, Giancarlo Galan, Francesco Giordano, Vincenzo Manganaro, Manuele Marazzi, Giampietro Marchese, Alessandro Mazzi, Roberto Meneguzzo, Franco Morbiolo, Luciano Neri, Maria Giovanna Piva, Emilio Spaziante, Federico Sutto, Stefano Tomarelli, Paolo Venuti. Ai domiciliari: Lino Brentan, Alessandro Cicero, Corrado Crialese, Nicola Falconi, Vittorio Giuseppone, Dario Lugato, Giorgio Orsoni, Andrea Rismondo, Lia Sartori (ex europarlamentare), Danilo Turato.

COS’E’ IL MOSE. Il Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) è un’opera di ingegneria idraulica pensata negli anni ’80 per difendere Venezia e la sua laguna dal fenomeno dell’acqua alta e specialmente da quelle superiori ai 110 centimetri. Il sistema di dighe mobili, la cui realizzazione è stata autorizzata dal ‘Comitatone’ del 3 aprile 2003 e i cui lavori sono partiti lo stesso anno, viene realizzato dal Consorzio Venezia Nuova, che opera per conto del Magistrato delle Acque di Venezia, emanazione del ministero delle Infrastrutture.

Lo scorso 12 ottobre, alla bocca di porto del Lido-Treporti, una delle tre che permettono l’ingresso in laguna, sono state per la prima volta sollevate quattro delle 78 paratoie che dovranno difendere la città dall’alta marea attraverso un meccanismo fatto di cassoni di alloggiamento in cemento armato, cerniere e, appunto, paratie. Il costo complessivo dell’opera è di 5493 milioni di euro (prezzo “chiuso” stabilito nel 2005), lo stato di avanzamento dei lavori è pari all’87% e, ad ottobre, serviva ancora un miliardo di euro circa per la realizzazione completa. L’obiettivo, ricordato anche in quell’occasione, è di concludere l’opera entro il 2016.

L’idea di difendere Venezia dalle acque alte che la flagellano da sempre, nasce dopo la terribile alluvione del 1966, poi dagli anni Ottanta, tutto si concentra sul progetto del Mose, un sistema idraulico di paratoie mobili che stanno appoggiate invisibili sul fondo delle bocche di porto e si alzano con l’alta marea, riempite di aria compressa. Nel 2003 la posa della prima pietra, poi oltre 10 anni di cantieri per realizzare la struttura che sarà controllata da una sede operativa all’Arsenale, attiva già da due anni, in grado di fornire previsioni sul meteo e sulle maree con un anticipo di tre giorni.

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