Esteri

Alluvioni in Serbia e Bosnia, 47 morti e 60mila sfollati

 Belgrado. Non si ferma la piena dei fiumi balcanici, dopo giorni e giorni di piogge record che hanno già causato 47 morti accertati e costretto anche oggi migliaia di persone a fuggire dalle loro case inondate.

Le acque della Sava, nella più grave alluvione da oltre un secolo, hanno travolto case, chiese, moschee e strade in Bosnia, Serbia e Croazia, dopo un’ondata di piogge isenza precedenti.Oltre 60mila persone sono state evacuate e decine di villaggi e cittadine sono state isolate dalla piena dei torrenti e dei fiumi, le cui acque saliranno ancora nei prossimi giorni.

Il governo bosniaco ha detto che un milione di persone, oltre un quarto della popolazione del piccolo Paese, è stato colpito dall’alluvione. Villaggi sono stato devastati dalle frane causate dalle piogge torrenziali, mentre le autorità avvertono che le mine inesplose, che giacciono sottoterra dalle guerre dei Balcani, e le malattie infettive pongono nuovo potenziali rischi.

Il bilancio delle vittime è salito a 47 dopo che oggi i corpi di altre due persone sono stati recuperati in un villaggio nei pressi della cittadina della Serbia occidentale di Sabac. Nella vicina Croazia sono state evacuate centinaia di persone dalle loro case sulle rive della Sava. A Obrenovac, una quarantina di chilometri da Belgrado, gli sfollati sono ottomila, un terzo della popolazione.

Le autorità hanno isolato la città nel timore che le acque alluvionali, cariche di detriti e animali morti, possano alimentare malattie infettive. “Non è sicuro per gli abitanti tornare” ha detto Predrag Maric, capo dei servizi di emergenza.Le autorità hanno chiesto ai residenti di limitare l’uso della corrente elettrica, dopo che le barriere attorno alla centrale termica Nikola Tesla, che produce metà dell’energia consumata in Serbia, hanno ceduto. La centrale nei pressi di Obrenovac ora è protetta solo dalle dighe di sacchetti di sabbia costruite dai volontari lungo la Sava.

Vari valichi di confine sono stati chiusi, nel timore che le forti piogge possano causare nuove frane e rimuovere le mine che giacciono nel sottosuolo dalla guerra del 1992-1995.Le autorità sanitarie di Bosnia e Serbia hanno anche messo in guardia sul possibile scoppio di epidemie di enterocolite, febbre tifo ed epatite: sulle aree colpite oggi infatti è tornato a splendere il sole e le temperature sono aumentate.“Dobbiamo reagire adeguatamente per evitare catastrofi peggiori, per evitare le malattie infettive” ha detto il ministro della Sanità serbo Zlatibor Loncar alla tv pubblica.

Squadre di soccorso dalla Russia, dall’Unione europea, dagli Stati uniti e dai vicini Montenegro e Macedonia hanno cominciato ad arrivare sui luoghi del disastro. Le Nazioni unite hanno inviato stanotte in Serbia un aereo con equipaggiamenti di salvataggio e un altro velivolo con cibo e acqua è atteso in serata.

A Belgrado, migliaia di volontari ammassano sacchi di sabbia sulle rive delle Sava per proteggere la capitale dalla piena che è attesa nei prossimi giorni. “Il cataclisma naturale potrebbe essere in via di esaurimento, ma è necessario ogni sforzo per ricostruire il Paese ha detto il presidente Tomislav Nikolic alla partenza di un convoglio umanitario per Krupanj.

La star del tennis Novak Djokovic, reduce dalla vittoria agli Internazionali di Roma, ha annunciato che donerà 700mila euro alle vittime delle inondazioni in Serbia e Bosnia, riferisce al stampa locale.

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