Cesa

“Nisida”, la Casmu plaude al regista Enzo Acri

 Cesa. L’associazione aversana Casmu, presieduta da Mario Guida, plaude al regista Enzo Acri per l’uscita del suo docufilm “Nisida. Storie maledette di ragazzi a rischio”.

La pellicola, girata a Napoli tra Porta Capuana, Forcella e Borgo Orefici, annovera attori poco più che ventenni e provenienti da “zone difficili”. Il carcere di Nisida è stato ricreato invece in una masseria di San Pietro a Patierno per i due mesi di ciak.

La trama verte sulla vita quotidiana della prigione di Nisida ed i tentativi di riscatto dei ragazzi. Tra questi, spiccano due amici, arrestati non ancora maggiorenni per una rapina terminata con l’omicidio di un ragazzo, descritta in flashback. La madre del giovane ucciso, Maria Cacciapuoti (interpretata da Marinella Ferrandino), piuttosto che inveire contro gli assassini del figlio, dedica la sua vita al recupero di adolescenti a rischio, proprio nel carcere di Nisida. Una madre coraggio che lancia un messaggio di amore e perdono. Mario Guida, da sempre impegnato con i suoi spettacoli per sostenere persone in difficoltà, emarginate, sofferenti e che vivono dolori particolari tra cui i detenuti specialmente quelli dell’Opg di Aversa, in questo film coglie molte tematiche a lui care e per le quali si spende quotidianamente.

A tal proposito sottolinea: “Ritengo doveroso esprimere il mio sincero plauso per l’uscita di questo straordinario film, arrivato già oltreoceano e premiato dalla San Francisco University. Conosco molti attori impegnati in questo lavoro cinematografico tra cui l’attore, autore, regista teatrale Antonio Letizia che interpreta il Sacerdote guida spirituale del carcere minorile di Nisida. Questi attori sono persone che con me girano tutto l’anno le carceri della Campania per portare attraverso l’arte un messaggio di speranza. E questo racconto vuole proprio sostenere l’impegno di noi tutti, ovvero quelli che credono nella possibilità di una Napoli che sogna un futuro migliore. Anche se è descritta una storia violenta, nel film c’è un messaggio centrale molto cristiano. Una madre che accompagna al dolore il senso cristiano del perdono e del mettersi al servizio del recupero di questi ragazzi. Un messaggio alto per l’intera società che da un lato premia il lavoro del terzo settore, dall’altro lancia un monito a chi ci governa affinchè consideri che dal basso c’è una vivacità che non sempre viene colta da chi ha il dovere di farlo. Dunque complimenti al regista Enzo Acri e all’intero cast di attori e tecnici per questa grande testimonianza cinematografica che a breve presenteremo anche nella nostra provincia casertana affinchè si crei un momento di riflessione e approfondimento su queste tematiche delicate e complesse ma anche di grande profondità spirituale”.

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