Campania

Camorra, le prime rivelazioni di Iovine: “Sistema completamente corrotto”

 Caserta. “So benissimo di quali delitti mi sono macchiato, ma sto spiegando il funzionamento di un sistema dove la camorra non è la sola responsabile”.

Queste le parole di “esordio” dell’ex superboss dei casalesi, Antonio Iovine, oggi in veste di nuovo collaborare con la giustizia. Nella mattinata di mercoledì sono uscite le indiscrezioni sulle prime rivelazioni di “’O Ninno” fatte ai pm dell’antimafia di Napoli, Antonello Ardituro e Cesare Sirignano, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. I verbali sono stati depositati al processo, in corso mercoledì a Santa Maria Capua Vetere, che vede l’ex sindaco di Villa Literno Enrico Fabozzi imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Tra le prime confessioni quella sulla sorte di Antonio Bardellino: “Sono sicuro che è morto”, ha detto Iovine, sfatando il “mito” della presunta esistenza in vita del fondatore del clan camorristico casertano. Poi arriva il capitolo politica e imprenditoria: “C’erano soldi per tutti – racconta Iovine – in un sistema che era completamente corrotto. Si deve considerare anche la parte politica ed i sindaci dei comuni i quali avevano l’interesse a favorire essi stessi, alcuni imprenditori in rapporto con il clan per avere vantaggi durante le campagne elettorali in termini di voti e finanziamenti. Devo specificare che non faceva alcuna differenza il colore politico del sindaco, perché il sistema era operante allo stesso modo”.

L’ex latitante fa anche una “disquisizione sociale” del suo territorio d’origine: “C’è una mentalità casalese inculcata fin da giovani”. E accusa lo Stato: “C’è la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che, prima ancora che i camorristi, ha diffuso nel nostro territorio proprio lo Stato che invece è stato proprio assente nell’offrire delle possibilità alternative e legali alla propria popolazione”.

Un’assenza, quella dello Stato, che, sostiene Iovine, ha “contribuito” alla sua condotta camorristica e a quella di altri. Addirittura, il neo pentito racconta che quando nel 2008 il governo emanò dei provvedimenti che miravano a dare risposte concrete contro la criminalità organizzata “io ne fui contento”.

Ma Iovine nonsarebbe l’unico superboss casalese che ha deciso di collaborare. E’ di mercoledì la notizia cheil boss dell’ala stragista del clan dei casalesi, Giuseppe Setola, detenuto a Opera al 41bis, avrebbe incontrato i magistrati dell’antimafia di Napoli, Conzo e Sirignano, chiamati a valutare la sua richiesta di collaborazione. Ma il suo avvocato, Alberto Martucci, smentisce: “Non corrisponde al vero la notizia secondo la quale Setola avrebbe intrapreso un percorso di collaborazione e/o pentimento”.

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