Aversa

Ginecologia al “Moscati”, dal 15 maggio chiudono ambulatori

 Aversa. Nuova emergenza all’ospedale Moscati. Dopo quella cronica rappresentata dalla carenza di organico nel pronto soccorso e nella divisione di medicina scoppia quella dell’unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia che chiude i battenti degli ambulatori e annuncia la possibilità di chiusura alle attività chirurgiche di elezione.

La chiusura degli ambulatori di cardiotocografia, ecografia, senologia, sterilità, ostetricia-ginecologia, isteroscopia-colposcopia, psicoprofilassi ostetrica si avrà dal 15 maggio. A questa potrebbe seguire la sospensione di tutte le attività chirurgiche di elezione, inclusa quella relativa all’interruzione di gravidanza, realizzata nel rispetto della legge 104.

E’ quanto si legge in una comunicazione del responsabile dell’unità operativa trasmessa ai direttori generale e sanitario dell’azienda e al direttore sanitario del presidio ospedaliero. Una scelta dolorosa imposta dall’impossibilità di garantire giusti livelli di assistenza senza mettere a rischio utenti e personale per l’insufficienza numerica dello stesso. Infatti, a fronte dei ventisei sanitari in organico, a cui andava aggiunto il primario, oggi l’unità operativa può contare solo su dieci dirigenti medici, primario compreso.

Un numero esiguo che dovrebbe garantire tutti servizi offerti all’utenza vale a dire oltre 2000 interventi chirurgici all’anno, assistenza alle pazienti ricoverate, sala parto, parto analgesia, chirurgia di elezione e di urgenza, ambulatori, consulenze di pronto soccorso e supporto per eventuali trasferimenti delle pazienti. Il tutto da assicurare 24 ore su 24 attraverso turni mattutini, pomeridiani, notturni e reperibilità, un servizio che scatta senza preavviso ogni qual volta sia necessario dare aiuto ai sanitari in turno normale in caso di emergenza, oggi coperti da dieci sanitari.

Un numero esiguo, rispetto alle attività garantite dall’unità operativa, che si riduce ulteriormente se si considera che due sanitari sono impegnati solo nelle attività mattutine e quattro sanitari sono esonerati, per motivi di salute o per legge, dal ricoprire turni notturni e reperibilità, cosicché sono solo quattro i dirigenti medici che possono effettuare turni notturni e reperibilità.

Questo senza tenere conto che assenze per malattia, ferie ordinarie e ferie arretrate, da consumare queste -per legge- entro il mese di giugno di ogni anno, riducono ancora più il numero dei sanitari disponibili.

Da qui la necessità di avere rinforzi, chiesti da anni anche dalla direzione sanitaria del nosocomio, ma mai ottenuti, malgrado il personale in organico si vada riducendo fisiologicamente, per il pensionamento graduale dei medici.

Rinforzi che diventano indispensabili con l’approssimarsi delle ferie estive ma che, non arrivando, hanno obbligato il responsabile dell’unità operativa a disporre la sospensione di tutti gli ambulatori e a paventare la sospensione anche dell’attività chirurgica di elezione per assicurare almeno il servizio di pronto soccorso ostetrico-ginecologico, l’attività chirurgica d’urgenza e le attività di sala parto e parto analgesia.

Alla sospensione degli ambulatori e dell’attività chirurgica di elezione potrebbe seguire la chiusura del reparto o quanto meno il taglio dei posti letto, proporzionandoli alla disponibilità di personale che, come detto, è ridotto ad un terzo di quello previsto dall’organico, trasformando in una specie di medicheria ostetrica d’emergenza l’unità operativa del Moscati che, da sempre, è stata il cavallo trainante di questo settore, prima nell’Asl Caserta 2, poi nell’Asl Caserta e, anche grazie ai servizi esistenti nel nosocomio, come la rianimazione, la nefrologia, la dialisi, l’ematologia, la cardiologia e l’unità coronarica, per ricordarne solo alcuni, è punto di riferimento per i pazienti provenienti dall’hinterland napoletano.

Se accadesse sarebbe l’ennesima dimostrazione di quanto conta la tutela della salute dei cittadini per i politici che hanno permesso e permettono la morte annunciata di una divisione ospedaliera che funziona, continuando a registrare mille parti all’anno, più di quanti ne registrino tutti e tre gli altri ospedali dell’azienda messi assieme, preferendo confrontarsi per ottenere incarichi pesanti piuttosto che per ottenere posti letto o personale che possa far funzionare ospedali che si vanno trasformando in cattedrali nel deserto.

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