Italia

Viminale, è allarme migranti: “800mila pronti a partire”

 Roma. Sono 800mila, “se non di più”, le persone pronte a partire dalle coste nordafricane verso l’Europa. Dopo l’allarme lanciato nelle settimane scorse dal ministro Alfano che aveva parlato di“300-600 mila nuovi sbarchi”.

A comunicarlo, durante l’audizione delle commissioni Esteri e Difesa riunite di Palazzo Madama, Giovanni Pinto, direttore centrale dell’Immigrazione e della polizia delle frontiere presso il ministero dell’Interno.

Secondo l’analisi dei flussi migratori offerta da Pinto, “attraverso la Libia giunge l’universo mondo. In quel Paese – ha proseguito – c’è la percezione di assoluta mancanza di controllo e rischiamo in prospettiva di vedere aumentare sensibilmente il numero di clandestini. In Libia non c’è un primo ministro, non c’è alcuna compagine governativa, non ci sono ministri. Ci sono clan, due in questo momento, che hanno il controllo: uno di area moderata, l’altro estremista supportato dal Qatar. I rappresentanti nominati dell’Assemblea sono alle dipendenze delle tribù che controllano il territorio”.

“Non abbiamo di fronte – ha sottolineato ancora il dirigente del Viminale – un Governo col quale instaurare una dialettica, mancano interlocutori, possiamo dare tutti gli aiuti che vogliono, ma poi potrebbero essere usati in maniera negativa, non per le finalità stabilite”.

Pinto ha fatto infine il punto sull’operazione Mare Nostrum. Secondo il dirigente del ministero quelli sostenuti per l’operazione Mare Nostrum, per i voli di trasferimento interno e per i voli di rimpatrio dei migranti sono costi “complessivamente significativi”.

“Ogni mese di pattugliamento costa 9 milioni e mezzo di euro. A questa somma vanno aggiunti, per il solo 2014, 1,27 milioni per i 31 voli charter di rimpatrio: 21 per l’Egitto, 8 per la Tunisia e 2 per la Nigeria. Altri 2,5 milioni – ha ricordato Pinto – sono serviti per i voli di trasferimento interno dei migranti verso le varie località di destinazione. Questa ultima voce è stata coperta da finanziamenti europei, ma ora servono altri fondi”.

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