Aversa

Il clan dei casalesi in Toscana, sei arresti e sequestri per due milioni

 Aversa. Vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Caserta e dei finanzieri del Gico di Firenze nei confronti di sei affiliati alla fazione Bidognetti del clan dei casalesi.

Sequestrati anche beni immobili e quote societarie per un valore complessivo di circa due milioni di euro.Le accuse, nello specifico, sono di trasferimento fittizio di titolarità di denaro o altro bene ed estorsione. In arresto:

Bruno Fratarcangeli, 55 anni, imprenditore, residente a Boville Ernica (Frosinone); Francesco Felaco, 40 anni, di Casaluce; Roberto Biffa, 39 anni, di Teverola; Massimiliano Di Fusco, 47 anni, di Aversa, ritenuto affiliato al clan Bidognetti; Giuseppe Ventre, 56 anni, già detenuto nel carcere di Secondigliano per reati associativi; Giovanni Potenza, 62 anni, residente a Terranuova Bracciolini (Arezzo), ritenuto affiliato al clan Tavoletta, già sottoposto ad obbligo di dimora.

L’indagine, svolta dall’ottobre 2011 al novembre 2013, ha consentito di ricostruire, attraverso attività tecniche, documentali e testimoniali, una condotta estorsiva attuata da un imprenditore del Frusinate, il quale, avvalendosi della forza intimidatrice di alcuni personaggi affiliati alla camorra casalese, fazione Bidognetti, poneva in essere una serie di azioni tese a recuperare ingenti debiti non onorati da parte di alcune società, originarie dell’agro aversano ed attive nel territorio laziale, che gli avevano subappaltato considerevoli lavori di natura edile, tutti realizzati nello stesso ambito territoriale.

Veniva anche accertata l’introduzione in Italia di banconote false statunitensi, pari a circa 5mila dollari, che poi veniva spacciate attraverso la mediazione di un istituto di credito di Caserta, risultato estraneo ai fatti.

Emersa, tra l’altro, la condotta attuata da un imprenditore, originario di Villa Literno e residente in provincia di Arezzo, già condannato per la sua appartenenza a clan camorristi operanti nel casertano, finalizzata all’attribuzione fittizia a suoi dipendenti di società operanti nel settore dell’edilizia, così da eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale e sfuggire al sequestro e alla confisca.

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Le società, inizialmente operanti a Villa Literno e successivamente trasferite in provincia di Arezzo, risultavano essere anche uno strumento con cui si procedeva all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti al fine di ottenere l’ingiusta restituzione dell’Iva ai danni dello Stato. Tra le numerose società intestate fittiziamente a terzi ve ne sono anche alcune, operanti nel settore edile, che hanno eseguito lavori derivanti da appalti pubblici.

Le indagini – spiega in una nota il procuratore aggiunto della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli, coadiuvato dai sostituti Giovanni Conzo e Maurizio Giordano – testimoniano l’esistenza di infiltrazioni del clan dei casalesi nel tessuto economico della Regione Toscana. Tra i veni sequestrati, infatti, sette società nel Valdarno aretino operanti nel settore edile e cinque immobili, anche in provincia di Arezzo.

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