Italia

Violenta lite in famiglia, disoccupato ucciso da moglie e figlia

 Monza. Una giornata, quella dell’8 marzo, segnata non solo dagli ennesimi femminicidi, a Vigevano e Gualdo Tadino.

Alla vigilia della ricorrenza, in provincia di Monza e Brianza, a Cesano Maderno, un uomo di 52 anni, Salvatore Marsiglia, è stato ucciso dalla moglie, Maria Rosa Saitta, 49 anni, e dalla figlia Jessica, 24 anni. E’ accaduto intorno alle 22.30 di venerdì sera, in via Pala Bianca, al culmine di una violenta lite in famiglia. Da tempo fra i tre regnava la tensione, con continue liti tra marito e moglie che coinvolgevano anche la figlia, che abitava ancora con i genitori, ma aveva già acquistato la nuova casa per andare a vivere con il futuro marito.

Alla base dei litigi soprattutto il fatto che il 52enne era da tempo senza lavoro: dopo aver lavorato per una ditta di serramenti, poi chiusa, aveva trascorso due anni in cassa integrazione e da circa sette mesi percepiva solo una piccola indennità di disoccupazione, svolgendo alcuni lavoretti saltuari per arrotondare. Nonostante lavorassero sia la moglie, sarta in una piccola impresa tessile della zona, che la figlia, cassiera in un distributore di benzina, i soldi non bastavano mai.

Le liti oramai si scatenavano anche per futili motivi. Fino a che, venerdì sera, per circostanze ancora da chiarire, durante l’ennesimo scontro tra le mura domestiche la moglie ha impugnato un coltello da cucina e ha sferrato alcuni fendenti al marito. L’uomo ha tentato di difendersi e la figlia lo ha colpito con un martello. E’ morto pochi minuti dopo. Inutili i tentativi di soccorso. Le due donne sono state poste in stato di fermo sabato mattina, dopo un lungo interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Desio, agli ordini del capitano Cataldo Pantaleo, che indagano per risalire al movente. L’accusa, per madre e figlia, è di omicidio in concorso.

Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore di Monza, hanno ascoltato l’anziana madre della donna, sotto choc, il fidanzato della ragazza e tre vicini di casa, convocati in qualità di testimoni. Alcuni di questi vicini avrebbero riferito agli inquirenti che da quando era senza lavoro l’uomo era diventato irascibile e violento.

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