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Foto choc, chiesta archiviazione per Di Cataldo: “Nessun procurato aborto”

 Roma. “Nessun procurato aborto”. Questa la tesi sostenuta dalla procura di Roma nei confronti di Massimo Di Cataldo, il cantante indagato dalla scorsa estate dopo che la sua ex compagna, Anna Laura Millacci, pubblicò su Facebook le foto del suo volto tumefatto e di quello che lei sosteneva essere un feto abortito.

A smentirla, però, ci sarebbe l’esito della perizia medico legale alla quale la donna si è sottoposta ed i cui risultati sono arrivati nei primi giorni di gennaio. Ed è proprio sulla base di quel documento che oggi il pm Eugenio Albamonte ha chiesto l’archiviazione per Di Cataldo per quanto riguarda le accuse di procurato aborto.

E’ stata stralciata dal fascicolo, invece, la parte relativa ai presunti maltrattamenti. Su questo gli inquirenti vogliono fare maggiore chiarezza per capire meglio se quel giorno il cantante picchiò l’ex compagna e, nel caso, con quale entità. L’inchiesta prese piede la scorsa estate, quando sul profilo della Millacci comparvero le foto del suo volto insanguinato con le accuse rivolte a Di Cataldo.

Sull’episodio non arrivò mai una denuncia formale da parte della donna, ma la procura decise di aprire comunque un fascicolo indagando il cantante per procurato aborto e maltrattamenti. I magistrati ordinarono immediatamente una perizia medica per accertare le accuse sostenute dalla donna. Il cantante si difese più volte sostenendo di non aver mai picchiato la compagna e di essere all’oscuro della gravidanza.

“E’ vero, una lite c’è stata, ma io non l’ho mai picchiata – disse -. Ha tentato di distruggermi ma ora sono stufo di essere infangato, di essere etichettato come un mostro”. Solo a gennaio, con l’arrivo dei risultati della visita medica, Di Cataldo ha potuto tirare un sospiro di sollievo. Gli esami, infatti, hanno dimostrato l’inesistenza di prove di “lesioni né di procurato aborto”, come ha sottolineato il suo legale Daniele Bocciolini.

“Una tesi che non ha convinto però l’avvocato della Millacci. “E’ falso che la perizia sia a favore di Di Cataldo”, ha sostenuto Maria Teresa Manente spiegando che il documento “non esclude la responsabilità penale dell’indagato, ma accerta soltanto che le gravi lesioni subite non hanno provocato l’interruzione di gravidanza, che c’è comunque stata proprio in concomitanza di quella situazione”. Per i magistrati, però, l’accusa di procurato aborto è da archiviare, mentre sono da approfondire le indagini sulla presunta violenza.

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