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Claudio Baglioni in tour: “L’Italia deve essere ricostruita”

Claudio BaglioniUna metafora, quella del cantiere, che descrive al meglio la sua attuale condizione: una carriera in progress, fatta di un passato, uno splendido passato, che guarda ad un futuro tutto nuovo, fatto di canzoni, sogni, speranze ed emozioni da riprendere dalla gente.

Il “Con voi live” al Palalottomatica di Roma ha emozionato il pubblico ripercorrendo a ritroso una carriera fatta di successi, che, come marchi indelebili, si sono impressi nel costume italiano. Sold out per due sere di fila, Claudio Baglioni riesce ancora a incantare il suo pubblico, traendo da esso la forza per andare avanti. Caschetti (veri) per alcuni della platea, e un’impalcatura a fare da sfondo a tre ore di spettacolo, che hanno impresso una sola certezza: il destino umano è sempre in costruzione.

Una musica la sua che pare abbia ripreso a suonare proprio da quella sera, dove a Roma sono ritornate le melodie di “Notte di note Note di notte”, “brano simbolo del momento della creazione, che può arrivare a far piangere un artista”, proseguendo sul filo di un unico racconto che solo a tratti è stato spezzato dalle parole. “Una interminabile onda quasi rock – ha spiegato l’artista prima del concerto -, almeno neltime, nello spirito. Tanti attraversamenti ma un unico spirito, che è quello di un’artigianalità del mestiere che è ancora il marchio che amo, e mi fa proseguire in questo mestiere”. Una serata che più che celebrazione dell’artista si presentata come un enorme karaoke, con basi granitiche in quei brani che sono ormai patrimonio comune, “E tu come stai”, “Io me ne andrei”, “Porta Portese”, “Avrai”, “La vita è adesso”.

Riarrangiati insieme a una band potente senza far torto all’originale, ricesellati risparmiando inutili architetture “perché al pubblico si deve rispetto ed è giusto restituirgli ciò che considera come proprio nella maniera in cui vuole ascoltarlo. Quando Fossati, De André, De Gregori hanno provato a farlo c’è chi si è sentito tradito”. A smettere ci ha pensato anche lui, e non una, ma tante volte: “Ci vuole coraggio ad essere Mina e decidere di ritirarsi lasciando di sé l’impronta del mito, a passare da divo a divino. Sono stato sfiorato dall’idea: è dura, come bene ha spiegato Fossati, guardare un tramonto e sentirsi in dovere di trarne ispirazione per la scrittura. Ma io per ora a smettere non ci riesco. Sarà che ad ogni concerto mi ricarico in una maniera strepitosa, alla fine mi alzo in volo dal palco come un eroe dei fumetti!”. Recuperando la bellezza del passato e il sapore delle cose fatte a mano, come la nostra tradizione insegna, Baglioni riprende ancora una volta dal vecchio per costruire il nuovo, in un gioco di simmetrie coinvolgente ed accattivante. Quel palco sembra venire fuori proprio dalla lentezza del duro lavoro, della pietra che viene messa prima e dopo un’altra pietra, degli sforzi e del sudore quotidianamente versato da ognuno per costruirsi il proprio di futuro.

E non è un caso che nella splendida cornice metaforica, Claudio Baglioni finisca a parlare dell’Italia ancora da ricostruire. “Anche il Paese ha bisogno di essere rivitalizzato con una ricostruzione a cui aggiungere un’idea nuova per fare la casa del futuro, un luogo in cui vivere meglio. Io non vedo nulla di nuovo, niente finora è accaduto, solamente una lista di buoni propositi. E d’altra parte: non c’è da aspettarsi miracoli dalla classe dirigente. Un leader da solo non può fare una rivoluzione. Ognuno deve caricarsi della sua parte e fare il meglio che può nella vita”. Andrà a dirlo nei palazzetti di tutt’Italia: “Ho cambiato prospettiva, adesso sono io che mi sposto dal centro verso la periferia di questo Paese. Vado a inaugurare Palazzetti restaurati, mi spingo vicino alle persone. E prima dell’autunno riprenderò a scrivere per il nuovo album che potrebbe essere pronto a fine anno, inizi del prossimo. Ancora dieci-dodici brani”.

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