Caserta

Ursomando: “Altro che grande bellezza, e’ la bancarella del torrone”

 Caserta. Da ‘la Grande Bellezza’ alla Bancarella del torrone, le due facce di Caserta. Città che si sforza, a colpi di candidature e forum caduti dall’alto, di diventare costi quel che costi, capofila e portatrice di cultura.

E come dire che solo perché a Caserta c’è la Reggia, allora siamo tutti nobili per diritto acquisito. Cultura, promozione, progettazione: termini che in altri contesti avrebbero un loro peso specifico, ma che invece in Terra di Lavoro sono sminuiti, svalutati e sviliti, se contrapposti all’immancabile ed onnipresente – bancarella del torrone.
Il kitsch, il cattivo gusto avanzano inesorabili, come nei matrimoni dei parvenu, dove per attestare l’acquisito status sociale si esagera con le portate a menu, per poi meravigliare tutti a fine cena con l’immancabile – sorpresa dello chef, che in genere è una fumante pasta e fagioli con le cozze, che ha lo stesso effetto della bancarella del torrone: è troppo, ed il troppo stroppia.
Ne abbiamo le tasche piene di ruote panoramiche in piazza Vanvitelli, dei mercatini rionali spacciati per mercatini dell’Avvento e delle bancarelle del torrone che ciclicamente spuntano dal nulla ad ogni evento cittadino. Un minimo di decoro gioverebbe alla città, un pizzico di buon gusto. Le iniziative possono, anzi devono essere incentivate, ma ci vorrebbe una commissione alle esagerazioni, che plachi la voglia di strafare dell’assessore di turno. E qui non c’è Direttore Artistico che tenga.
Anzi, magari ogni evento ne individuasse uno. Perché? Perché così almeno avremmo sicuramente più partecipanti al bando indetto dalla Provincia per l’individuazione artistica dell’art director del prossimo – Settembre al Borgo. Gaudio finalmente per tutti coloro che inneggiavano all’affidamento degli incarichi “artistici” attraverso bando pubblico, adesso saranno contenti, in particolar modo i giovani rampanti che scalciavano per avere finalmente un posto al sole, e non nella fiction. Ma ahimè, nel momento in cui leggeranno il bando avranno una amara sorpresa.
Stringente, il bando è stringente, forse pure troppo! Trovare chi abbia ricoperto incarichi di direzione artistica per almeno cinque anni, con indicazione delle strutture dirette, ovvero consulenza artistica per un periodo non inferiore a dieci anni, con indicazione delle strutture presso le quali la consulenza è stata espletata, non è cosa facile!
Però, c’è anche da dire che il bando non costituisce offerta pubblica e non vincola l’Ente promotore, perché in realtà lo stesso è subordinato alla condizione che la Provincia di Caserta diventi soggetto promotore e gestore dell’evento. Ipotesi possibile, solo se l’Assessore Sommese riesce a tirare fuori dal cilindro i fondi extra per la 44^ edizione, così come è successo per la 43^, affidandone poi la gestione alla Provincia, anche se il legittimo gestore dovrebbe essere a rigor di norma il Comune di Caserta.
Ma sembrerebbe che lo stesso Comune di Caserta non abbia ancora percepito l’importanza di un Festival con 43 anni di storia, infatti, ad oggi, non ha ritenuto opportuno inserirlo nelle progettazioni annuali per la partecipazione ai bandi regionali mis.1.9 e 1.12. Che cosa significa? Che la 44^ edizione del Festival di Settembre al Borgo è probabile che non si farà, perchè manca una progettazione. Progetto, etimologicamente significa “gettare avanti”, ma per compiere un azione simile è necessario avere una visione, un’idea o almeno immaginare ciò che potrebbe essere o diventare, un’azione che è sospesa tra presente e futuro, tra ciò che è o che potrebbe divenire.
Ma a Caserta, purtroppo, il progetto alla fine si materializza sempre in una bancarella del torrone. Bravi Ravello e Giffoni, dove i loro eventi ormai consolidati nel tempo, viaggiano su corsie preferenziali che gli permettono una tranquillità dal punto di vista economico, usufruendo di fondi speciali dedicati, e per questo possono garantirsi una “ progettazione” che fa si che gli stessi eventi svolgano pienamente la funzione per la quale sono stati ideati.
A Caserta no, noi amiamo il working progress! Però andiamo alla BIT, non so a raccontare cosa? Però non manchiamo. Potremmo proporre, se avessimo uno straccio di progettualità, ma comunque ci siamo, così tanto per partecipare. E con noi c’è La Reggia outlet che si propone, ed hai voglia se propone!
Diventando sicuramente più attrattiva della Reggia Borbonica, quella vera! Si perché, quelli dell’outlet, l’incoming lo sanno fare, sono alla BIT per chiudere accordi con i maggiori tour operator, in particolare con gli armatori delle navi da crociera, affinché ad ogni discesa al porto di Napoli coincida una visita al centro commerciale. Bravi loro, si ma vuoi mettere la nostra bancarella del torrone? Qualcuno afferma che noi, a Caserta, proprio perché circondati dal bello, ne siamo ormai assuefatti, non riusciamo più a percepirlo, proporlo, sfruttarlo o a goderne. Ma comunque, continuiamo a vivere distrattamente in questa Grande Bellezza, ignavi ed insoddisfatti.
L’unica consolazione che ci rimane è che questa inconsapevole e continua sovraesposizione al bello, il respirare l’aria che trasuda ancora di quei retaggi borbonici e filo illuministici, che hanno fatto grande un regno anche sotto l’aspetto culturale e scientifico, hanno effetti tali sui casertani che scatenano in alcuni predisposizioni al genio, facendo si che tali soggetti riescano attraverso la loro arte, la loro cultura e quindi il loro genio, ad eccellere ed a portare in alto nel mondo il nome di una Città bella, ma “distratta”. Orgoglio, appartenenza e speranza, sentimenti sopiti che rivivono grazie ad un grande casertano.
Grazie e congratulazioni a Toni Servillo, ambasciatore di quella Caserta che anche grazie a lui, adesso sarà meno distratta e forse abbandonerà la bancarella del torrone.
Edgardo Ursomando, consigliere comunale Caserta

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