Aversa

Via Roma, Aquilante: “Pavimentazione progettata per uso pedonale”

 Aversa. E’ stato giusto utilizzare l’asfalto per sistemare temporaneamente in maniera veloce ed economica le buche e le irregolarità presenti sul manto stradale di via Roma …

… o sarebbe stato meglio servirsi dei sampietrini che avrebbero richiesto maggior tempo e maggiore spesa, considerando che tra qualche mese, forse tra qualche settimana, sarà bandita la gara per il rifacimento dell’arteria?

Questa il dilemma che continua a dividere i cittadini aversani e che ha provocato una crisi all’amministrazione comunale creata dalle dimissioni dell’assessore ai lavori pubblici Elia Barbato e della collega di partito e vicesindaco Nicla Virgilio, dimessasi per solidarietà, seguite dall’azzeramento della giunta decisa al primo cittadino. Una bufera in un bicchier d’acqua, stando a quanto abbiamo constatato, perché l’asfalto in via Roma non è una novità.

Negli anni ‘80, come di certo tanti ricordano, le lastre del basolato originale che la pavimentava furono ricoperte tutte d’asfalto. Inoltre, le condizioni disastrose in cui versa oggi via Roma erano state previste fin dalla sua risistemazione, o ammodernamento, così come fu classificato l’intervento, avvenuta nella seconda metà degli anni ‘90. Il titolare della ditta che realizzò l’opera aveva informato più volte i componenti della giunta dell’epoca, ottenendo come risposta l’invito a proseguire così come previsto dal progetto consegnato alla ditta quale allegato del bando di gara. Per l’allora amministrazione la pavimentazione di via Roma andava bene con i cubetti di porfido, ancora oggi presenti, perché l’arteria era destinata ad essere pedonale.

Una volta realizzata l’opera, su via Roma non sarebbe passato più alcun automezzo, o almeno questa era l’idea, soprattutto quella dell’allora assessore al ramo Gaetano Borrelli Rojo, docente universitario. A ribadirlo è Andrea Aquilante, architetto, oggi vicesindaco di Gricignano, all’epoca titolare dell’Arca Costruzioni, società che effettuò i lavori di via Roma, il quale sottolinea l’esecuzione dei lavori a “regola d’arte” e nel rispetto totale del progetto consegnato alla ditta dall’amministrazione comunale.

“All’epoca l’Arca Costruzioni – ricorda Aquilante – era una delle poche imprese italiane specializzate nella pavimentazione in porfido e, come tale, operante con cantieri in tutta la penisola e in molte città europee”. “Si trattò di una gara a massimo ribasso, aggiudicata – dice – intorno al 31%. All’epoca il direttore dei lavori era l’ingegnere Mascolo che conosce bene la storia”. “Nonostante le notevoli difficoltà logistiche legate alle esigenze dei commercianti, con i quali ci siamo più volte riuniti davanti ad uno degli allora commissari straordinari che reggevano le sorti dell’Ente, il lavoro è stato eseguito a regola d’arte, secondo il progetto a base di gara e collaudato come per legge”, dice l’allora responsabile dell’Arca Costruzioni, ribadendo che il progetto realizzato fu quello allegato agli atti di gara, che era stato redatto dall’amministrazione, e che la società eseguì in modo rigoroso.

Circa la scarsa tenuta della pavimentazione che manifestò cedimenti in brevissimo tempo Aquilante sottolinea: “Per legge la ditta che realizza un’opera è tenuta ad evidenziare eventuali carenze progettuali”. “Carenze – ricorda l’architetto – che puntualmente abbiamo segnalato per iscritto all’amministrazione. A cominciare dalle caratteristiche tecniche dei cubetti di porfido utilizzati e previsti dal progetto, di tipo 4-6, 6-8, 8-10 centimetri, misure non adatte a strade carrabili ma consigliate solo per marciapiedi e piazze pedonali”.

“All’epoca – ricorda ancora Aquilante – ponemmo il problema all’assessore Borrelli Rojo e segnalammo che la pavimentazione con quel tipo di sampietrini non avrebbe retto per molto tempo, a meno che non si fosse provveduto ad una costante manutenzione negli anni a seguire, ma l’assessore ci rassicurò affermando che via Roma sarebbe stata una strada pedonale”.

“Anzi, nonostante le nostre segnalazioni, l’amministrazione ci intimò di proseguire secondo progetto, cosa che facemmo”, aggiunge Aquilante, ricordando che per eseguire l’ammodernamento dell’arteria fu rimosso l’asfalto che la ricopriva completamente e che aveva coperto la pavimentazione preesistente fatta da lastre di basolato che furono conservate in un deposito della ditta per oltre sei anni. “Dove sono rimaste a disposizione del Comune di Aversa che – spiega l’architetto gricignanese – le riutilizzò in parte per realizzare la piazzetta della Madonna di Casaluce ed altri interventi”.

Infine, Aquilante evidenzia: “Per legge la ditta assicura i lavori con una specifica polizza della durata 10 anni ad oggi sono passati 16 anni e nessun ha mai avanzato richieste alla ditta”. “Sedici anni in cui – conclude – non si è mai visto un intervento di manutenzione sull’arteria ma solo tanto, tanto traffico veicolare”.

Nella foto il basolato di Via Roma prima degli anni ’80

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