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I detenuti di Carinola commentano il docu-film “Le stanze aperte”

 Carinola. La direzione della casa di reclusione di Carinola “Novelli” e l’associazione culturale “V.e.d.” di Napoli dei fratelli Maurizio e Francesco Giordano, nel teatro dell’istituto penitenziario, hanno presentato il docu-film “Le stanze aperte”.

Si tratta di un lavoro girato all’interno della sezione dell’Opg di Napoli-Secondigliano, uno sguardo raccontato dell’umanità ospitata. Al di là della specifica caratteristica di quella struttura e dei suoi ospiti, nonchè delle opinioni relative agli ospedali psichiatrici giudiziari, il senso della visione e del dibattito successivo con i detenuti di Carinola è stato altro. Si è preso spunto dalle immagini e dalla storia ascoltata, discutendo dell’uomo recluso, dei suoi bilanci e delle sue aspettative. Una frase del film, in particolare, “Se vuoi conoscere un posto, devi conoscere gli uomini che ci vivono”, sintetizza ciò che oggi tenta di diventare il carcere di Carinola.

E’ una struttura, diretta da Carmen Campi, interamente a custodia attenuata con una sezione a sorveglianza dinamica con l’obiettivo di diventare una sorta di “Milano-Bollate” del Sud. Ossia una struttura penitenziaria aperta che con professionalità ed umanità svolga la missione istituzionale della sorveglianza e del trattamento, con le attività rivolte alla conoscenza dell’uomo-detenuto e con il territorio elemento imprescindibile.

Si tenta di restituire a quest’uomo attraverso l’esperienza del carcere un modello di impegno, lavoro, dinamismo, cultura e costanza, diverso da quelli che egli ha già conosciuto. Così egli stesso potrebbe imparare a scegliere, ponendo davanti a sé, più di un programma, per non finire schiacciato dall’unica meta prefissata.

Potrebbe, infatti, non essere di facile realizzazione, ma non deve perciò rappresentare il senso della sconfitta. Questa la finalità culturale legata all’evento svoltosi nell’istituto di Carinola e che potrebbe riguardare qualsiasi uomo, non solo detenuto.

L’altra finalità in prospettiva è quella di poter realizzare all’interno del carcere un laboratorio di creatività cinematografica insieme con l’associazione “Ved”, che intanto si è già messa in moto per la ricerca dei finanziamenti.

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