Italia

Renzi: “Basta lamentarsi, servono sogni e coraggio”

 Roma. “Chiediamo fiducia e ci impegniamo a meritarla come governo perché crediamo che il Paese abbia bisogno di riacquistare fiducia per uscire dalla crisi in cui versa”.

Con queste parole Matteo Renzi ha iniziato il suo discorso al Senato, che in serata si pronuncerà sul voto fiducia. Martedìsarà il turno del voto di fiducia alla Camera dei deputati.

Tanti i temi toccati dal capo del governo nel suo discorso, durato più di un’ora. Dall’Europa (“Non è la madre dei nostri problemi, i conti devono essere a posto per rispetto dei nostri figli”) alla scuola (“Non c’è politica che non parta dalla scuola, restituiamo valore sociale agli insegnanti”).

Epoi c’è il primo impegno (“Lo sblocco totale dei debiti della Pubblica amministrazione”), seguito dalla riduzione del cuneo fiscale (“Immediata riduzione a due cifre”). Poi i temi delle riforme, con l’annuncio di un pacchetto per la giustizia (“No al derby ideologico che dura da vent’anni”).

Renzi ha rinnovato il suo impegno su un “cambiamento radicale” in tempi brevi e certi. “Usciamo dal coro della lamentazione – ha detto – proviamo a pensare a un percorso concreto in cui la differenza tra il sogno e la realtà è una data”. Siamo qui, ha insistito il premier, “con lo stupore di chi si rende conto di essere davanti a un pezzo di una storia che viene da una tradizione unica, ma contemporaneamente sappiamo che viviamo un tempo di grande difficoltà, di struggenti responsabilità. Di fronte all’ampiezza di questa sfida dobbiamo recuperare il gusto di fare dei sogni più grandi”.

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“C’è un’opposizione dura dove si è saldata una forma di ostruzionismo M5S-Fi. Vi invitiamo a riflettere su una possibile soluzione: chiudiamo il ddl Delrio, non votiamo a maggio. Ma nel capitolo sul Titolo V riproponiamo il tema su cosa sono le province. E’ un punto equilibrato”. E’ la mediazione proposta da Renzi sulla riforma delle Province.

“L’Italicum è pronto per essere discusso alla Camera. E’ una priorità ed è una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia”, ha detto Renzi. Ma aggiunge: “Politicamente esiste un legame netto” con le riforme di Senato e titolo V. Sono 3 parti della stessa cosa”.

A Palazzo Madama il premier potrebbe contare su 175 voti favorevoli: 14 in più della maggioranza assoluta. Rassicurazioni, all’interno del suo stesso partito, sono arrivate da Pippo Civati, voce critica all’interno dei democratici, che ha annunciato che voterà la fiducia all’esecutivo: “Il mio è il travaglio di tutti gli elettori che pensano che stiamo facendo un errore clamoroso. La mia è una sfiducia, di fatto. Lasciare il partito? “Me lo stanno chiedendo quasi tutti, capisce l’imbarazzo e la difficoltà. Penso che il progetto del Pd sia l’unico che possa rispondere ad una sinistra di Governo”.

Anche i senatori del gruppo “Per L’Italia” voteranno al fiducia al governo, tranne il senatore Maurizio Rossi che non parteciperà al voto.

Vendola invece sostiene: “Mi aspettavo un discorso coraggioso”. E poi manca una parola che “a Renzi proprio non viene in mente: Sud”. E assicura: “Saremo oppositori del governo Renzi”.

Renzi ha sentito il presidente Usa, Barack Obama,dopo la consegna del discorso programmatico alla Camera. “Yes”, ha risposto il premier italiano ai giornalisti che gli chiedevano se la telefonata fosse andata bene.

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