Italia

Preso uno dei due detenuti evasi da Rebibbia

 Roma. Erano evasi lasciando un biglietto con tanto di scuse i due detenuti che mercoledì 12 febbraio sono riusciti a fuggire dal carcere di Rebibbia.

Ma la fuga, almeno per uno di loro, è durata appena 24 ore. Giampiero Cattini, 42 anni, è stato arrestato mentre si nascondeva a casa di alcuni familiari a Roma e non era armato: “Mio figlio è tutta la mia vita, avrei voluto rivederlo per questo sono evaso” ha detto al momento del suo arresto. L’altro detenuto, Sergio Di Paolo, risulta ancora evaso.

I due evasi sarebbero dovuti restare in carcere fino al 2018 e avevano alle spalle diversi reati: Di Palo era stato condannato per rapina, furto e droga ed era evaso dagli arresti domiciliari 15 anni fa. Cattini era in carcere per reati di rapina e furto.

La fuga progettata probabilmente da tempo è riuscita grazie ad un limetta che ha tagliato il ‘ferro dolce’ delle sbarre di una finestra del carcere di Rebibbia, dopodiché i due si sono calati da un muro di cinta del carcere con delle lenzuola annodate in uno spazio dell’intracinta, per poi scavalcare l’ultimo muro di cinta, in quel punto alto circa tre metri, che li separava dall’esterno.

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Non è ancora chiaro come i due possano essere riusciti a procurarsi la lima o qualche altro oggetto per segare le sbarre e sulla vicenda il Dipartimento di amministrazione penitenziaria ha disposto un’indagine interna, per verificare eventuali responsabilità.

La moglie di Sergio Di Palo, in lacrime, ha lanciato un appello al marito affinché si costituisca. “Mio marito è scappato sicuramente perché gli manca la famiglia. Ma io gli chiedo di tornare in carcere, spero che non abbia problemi con gli agenti quando lo ritroveranno. “Sperava nell’amnistia – continua la donna – l’ho visto ieri al colloquio ed era tranquillo. Mi spiace che mio figlio di nove anni, ha dovuto vedere la foto del padre alla tv. Ma mio marito non è una persona pericolosa”.

Nel biglietto, con tanto di firme lasciato dai due uomini, Cattini e Di Paolo si sarebbero scusati del loro gesto, giustificando la loro fuga per motivi legati alla droga.

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