Esteri

#FreeAJStaff!, al-Jazeera chiede liberazione dei suoi inviati in Egitto

 Il Cairo. “Journalism is not a crime”. Con questa scritta sui cartelli, l’emittente al-Jazeera ha esortato i giornalisti di tutto il mondo a protestare contro l’arresto di quattro membri del proprio staff, detenuti in Egitto da mesi.

E il mondo ha risposto. Foto su Twitter e proteste su blog. Adesioni sono arrivate dall’Africa, dall’Australia, Yemen, Libano ma anche da Manila, Islamabad, Amman, Nairobi, Ankara, Berlino, Londra, Rio, Montreal, Washington DC, Kabul e San Francisco.

L’accusa ai giornalisti è di associazione a gruppi terroristici, di aver usato equipaggiamento non autorizzato e di aver diffuso notizie false che avrebbero danneggiato e messo in pericolo lo Stato egiziano. Dovranno affrontare un processo per difendere la propria integrità e la libertà di stampa e saranno processati per aver “diffuso notizie false con l’obiettivo di informare il mondo esterno che nel Paese era in corso una guerra civile”. Sono tutt’ora detenuti Peter Greste, corrispondente britannico, il capo della redazione egiziana Mohamed Fahmy e il producer Baher Mohamed.

Arrestati nel loro hotel il 29 dicembre, hanno sostenuto una prima udienza il 21 febbraio, e la prossima è fissata per il 5 marzo. Abdullah Al Shamy è stato invece arrestato più di sei mesi fa, ma senza capi d’accusa specifici. E’ in sciopero della fame dal 23 gennaio. Al-Jazeera, scrive sul proprio sito, “respinge tutte le accuse contro il proprio staff”.

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