Italia

Poste e Enav, dal Governo ok alla privatizzazione

 Roma. Dal Consiglio dei ministri arriva il primo via libera alla privatizzazione delle Poste e dell’Enav. “In entrambi i casi – ha spiegato il premier – si tratta della cessione di quote non di controllo”.

Il governo Letta conferma così l’intenzione di stringere sul dossier privatizzazioni, la dismissione parziale di nove società pubbliche annunciata a fine novembre. Il primo passo concreto è il testo del decreto necessario per avviare l’iter per il gruppo Postale.

Un provvedimento che dovrebbe essere affiancato anche dal decreto per avviare la cessione (fino al 49%) di Enav. Quello in Consiglio dei Ministri è un primo passaggio formale necessario per sbloccare per Poste ed Enav, con decreti del Presidente del Consiglio, i vincoli legislativi che limitano gli spazi di manovra per la cessione di quote di società pubbliche che erogano un pubblico servizio. Ma nell’ottica di accelerare i tempi i due testi potrebbero già anticipare dettagli dello schema di cessione scelto per le due società.

Per Poste i tempi complessivi sono quelli indicati dal viceministro dello Sviluppo economico, Antonio Catricalà: tra i 5 e i 6 mesi per definire i dettagli dell’operazione e concluderla. La strada scelta, salvo sorprese, è quella di portare il 40% del gruppo postale in Borsa, con una collocazione in parte riservata agli investitori istituzionali e per la quota restante aperta al mercato retail dei risparmiatori.

Il Consiglio dei ministri ha approvato anche il decreto legge che disciplina la collaborazione volontaria per l’emersione dei capitali detenuti illecitamente all’estero. Lo ha confermato il presidente del Consiglio, Enrico Letta, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Abbiamo dato il via libera all’operazione trasparenza ed emersione dei capitali all’estero”, ha detto Letta aggiungendo che il governo vuole destinare gli incassi dell’operazione “alla riduzione delle tasse sul lavoro” e che il rientro di capitali, ha spiegato Letta, si baserà sull’autodenuncia e non sull’anonimato. “L’accordo è vicino” aveva affermato da Davos il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.

Il Cdm di oggi 25 gennaio è intervenuto anche su “quattro questioni urgenti immediate di natura fiscale”. Tra queste, quella che riguarda le detrazioni fiscali. “Spostiamo dentro la sede propria, che è l’attuazione della delega fiscale, la discussione sulle detrazioni, altrimenti sarebbe stato un provvedimento estemporaneo”, ha detto il premier Enrico Letta. Il decreto rinvia inoltre di tre mesi, al 16 maggio, il termine di versamento per i contributi all’Inail, un’operazione che mantiene temporaneamente in circolo nell’economia “2 miliardi” di liquidità, ha detto Letta. Confermata anche la soppressione del taglio delle detrazioni previsto dalla legge di Stabilità.

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