Italia

Legge elettorale, Italicum rinviato per “salva-Lega”

 Roma. Il primo stop all’iter della riforma elettorale arriva quando ancora il testo della legge non è nemmeno stato depositato.

Ed è così che la commissione Affari costituzionali della Camera, convocata alle 14 per la presentazione del testo, viene aggiornata a sera, dopo i lavori dell’aula di Montecitorio.

A quanto si apprende, lo stallo sarebbe legato a una clausola ‘salva Carroccio’ su cui si starebbe ancora cercando l’intesa. Si tratta cioè su un dispositivo che permetta a un movimento territoriale, quale la Lega Nord, di non essere penalizzato dalla ripartizione nazionale dei seggi. Se si andasse a votare con l’Italicum, il Carroccio sarebbe fuori dal Parlamento. Salvini però smentisce: “Avviso ai dis-informatori di professione. La Lega non ha bisogno di ‘aiutini’ o leggi elettorali fatte su misura”.

Mentre ferve il dibattito, il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera e relatore della legge Sisto (Fi) chiarisce che “l’impianto è quello dell’asse Renzi-Berlusconi. Ma non è un prendere o lasciare”. Il leader di Sel, Vendola, intanto, avverte: se arriva in Parlamento così com’è stato presentato ‘votiamo no’. Il M5s fa invece partire la prima delle consultazioni on line che porteranno per febbraio alla definizione della proposta di riforma ‘made in 5 Stelle’. E Grillo manda a dire a Renzi: “Tu parli, noi abbiamo fatto e faremo”.

Ma le polemiche sull’Italicum, scuotano soprattuto il Pd, dopo lo scontro tra il segretario e il presidente del partito, che ha portato Cuperlo a rassegnare le dimissioni. L’ultimo in ordine di tempo ad intervenire, e a frenare la proposta di riforma di Renzi è Massimo D’Alema, secondo cui il Parlamento può discutere e correggere quanto proposto da Renzi. “Che ci sia la volontà comune di arrivare a delle riforme è certamente un fatto sicuramente molto positivo – ha detto D’Alema – si è aperto un processo che spero si concluda con le migliori soluzioni. Certo, naturalmente nella libertà del parlamento di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”.

“C’è un’atmosfera surreale da resa dei conti” ha commentato Pippo Civati, mentre secondo Fassina (anch’egli protagonista di uno scontro col segretario Renzi) “il Pd rischia una deriva padronale e plebiscitaria”. Ma a mettere a tacere i rumors sui timori di una possibile scissione ci ha pensato il portavoce della segreteria del Pd Lorenzo Guerini: “Assolutamente no”, ha assicurato. “Supereremo questa situazione, non mi pare molto drammatica”. Per Guerini, “unità e democrazia interna al partito si realizzano discutendo nelle sedi”.

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