Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Camorra, tre sequestri e una confisca contro il clan dei casalesi

 Casal di Principe. Tre provvedimenti di sequestro e uno di confisca quelli eseguiti, martedì mattina, dagli uomini della Direzione investigativa antimafia contro esponenti del clan dei casalesi, per un valore complessivo di circa due milioni di euro.

Due appartamenti e un’autovettura sono stati sequestrati a Massimiliano Caterino, 45 anni, di San Cipriano d’Aversa, alias “’O Mastrone”, attualmente detenuto a Poggioreale, colpito da un’ordinanza restrittiva per associazione camorristica nel 2006 in quanto ritenuto organico al gruppo Zagaria. L’ordinanza non solo individuava il suo fattivo apporto causale alla consumazione degli obiettivi illeciti del clan, in particolare le estorsioni gestite da Pasquale Zagaria e Michele Fontana, ma lo ritraeva, grazie ad un video delle telecamere di un centro commerciale, tra i partecipanti ad una sorta di “poligono illegale” dove, insieme ad altri affiliati, era intento a provare l’efficienza di pistole e fucili illecitamente detenuti.

Sequestrati dei terreni e una villa a Remolo Simeone, 56 anni, di Casal di Principe, attualmente detenuto a Sulmona, ritenuto non solo elemento di spicco della fazione Bidognetti ma anche l’autore, in concorso con altri, dell’omicidio di Giuseppe Della Corte, assassinato il 29 aprile 1996 a Casaluce. Quest’ultimo, dopo avere importunato la moglie di un parente del pentito, Domenico Bidognetti, si sarebbe fatto consegnare anche dei soldi, minacciando la donna di svelare al marito la loro presunta relazione. Simeone, cognato della donna, informato del fatto, avrebbe riferito l’episodio a personaggi all’epoca al vertice del gruppo Bidognetti. Per tale delitto, il 19 dicembre 2007 Simeone venne arrestato mentre si trovava al “Roxy Bar” di Casal di Principe, in corso Dante, gestito dalla famiglia Simeone, già sequestrato dalla Dia e tristemente famoso per essere stato teatro dell’omicidio, il 2 giugno del 2008, di Michele Orsi, 47enne imprenditore nel settore rifiuti del casertano, coinvolto con l’azienda di famiglia, la ‘Eco4’, negli intrecci tra politica e clan per la gestione dello smaltimento dei rifiuti. Orsi aveva cominciato a fare ammissioni ai magistrati antimafia sui rapporti che sarebbero intercorsi tra personaggi della politica e la camorra casalese. Fu una delle vittime della strategia stragista di Giuseppe Setola, condannato all’ergastolo insieme ad altre quattro persone per il suo omicidio.

Dei terreni, un capannone industriale e un immobile rurale sono stati sequestrati a Raffaele Della Volpe, 54 anni, di San Marcellino, uomo dapprima inserito nella Nco di Raffaele Cutolo e poi transitato nel gruppo Zagaria-Biondino-De Simone del clan dei casalesi, assumendo il ruolo di capozona di Teverola. Per lungo tempo è stato inserito nell’organizzazione criminale con un ruolo di primo piano, come accertato da numerosi provvedimenti giudiziari, ed in virtù di varie sentenze di condanna per associazione di stampo mafioso e per la commissione di omicidi avvenuti nell’ambito delle faide con i clan rivali. Nel “curriculum criminale” di Della Volpe spiccano una condanna, nel 2002, alla pena dell’ergastolo (successivamente ridotta a 26 anni di reclusione) e nel 2004 una condanna alla pena di otto anni di reclusione nel processo “Spartacus 2”, nel corso del quale venne chiarito il suo ruolo nel sodalizio anche grazie alla dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. La sua appartenenza al clan è proseguita anche durante la detenzione: nel corso di una perquisizione domiciliare nell’abitazione di Vincenzo Schiavone, detto “Copertone”, vennero rinvenuti documenti da quali si acclarava l’elargizione a favore di Della Volpe di uno stipendio di 2 milioni di lire, a fronte del suo stato di “detenuto”.

Il provvedimento di confisca (un villino, un terreno e un’autovettura) riguarda Bernardo Cirillo, 48 anni, di Casal di Principe, attualmente detenuto a L’Aquila, cugino di primo grado del boss Francesco Bidognetti, alias “Cicciotto ‘e mezzanotte”. Le cronache giudiziarie lo vedono protagonista in breve tempo nella scalata al potere fino a raggiungere un posto di rilievo e di fiducia in seno all’organizzazione. Il 29 dicembre del 2008, il gup del tribunale di Napoli disponeva il rinvio a giudizio di Cirillo, innanzi alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere. Tra i destinatari di quel provvedimento anche esponenti di primissimo piano della fazione bidognettiniana, tra i quali il boss Francesco Bidognetti, 63 anni, Luigi Guida, 58, alias “’O Drink”), Giuseppe Setola, 44, Alessandro Cirillo, 38, Oreste Spagnuolo, 35, questi ultimi tre facenti parte dell’ala stragista e indiziati come responsabili di diversi omicidi, tra cui la strage degli immigrati a Castel Volturno del 18 settembre 2008.

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