Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Camorra, le imprese del clan agli Uffizi e in casa di Sting

 Casal di Principe. Sei persone sono state arrestate in Toscana con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’emissione ed utilizzo di false fatture, con l’aggravante di aver agevolato il clan dei casalesi.

L’operazione, denominata “Atlantide”, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Firenze, Tommaso Coletta, è stata condotta dalla Guardia di Finanza del capoluogo toscano. Sequestrati, tra Toscana e Campania, beni per un valore di oltre 11 milioni di euro, costituiti da 30 immobili nelle province di Arezzo e Caserta, 14 terreni in provincia di Arezzo, 17 veicoli, 27 rapporti bancari e postali, oltre a quote di quattro società con sede in Toscana e Campania.

Dalle indagini è emerso che la base operativa del sodalizio criminale si trovava nel Valdarno. Si emettevano fatture per operazioni inesistenti grazie al ricorso ad imprese compiacenti strettamente collegate al clan, a cui perveniva parte dei guadagni derivanti dall’emissione delle false fatture.

Principale indagato un imprenditore del settore edile originario dalla provincia di Caserta, da anni dimorante nel Valdarno, con precedenti specifici per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Secondo gli investigatori due ditte legate al clan avrebberoeseguito lavori di ristrutturazione in subappalto anche al polo museale degli Uffizi di Firenze, per un importo di diversi centinaia di migliaia di euro. Tra i lavori anche la ristrutturazione della villa del cantante Sting, in Chianti, e a quella dell’edificio dell’ex cinema Gambrinus a Firenze, in vista dell’apertura dell’Hard Rock Cafe.

Ditte compiacenti, che i finanzieri hanno accertato essere mere ‘cartiere’ aventi sede nella provincia di Caserta e nel modenese, che hanno fatturato alle due imprese toscane somme per oltre 10 milioni di euro per la somministrazione di manodopera, in realtà mai avvenuta, permettendo così la creazione di costi fittizi da indicare in bilancio.

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Le stesse imprese compiacenti sono risultate strettamente collegate al clan dei Casalesi, a cui perveniva, attraverso corresponsione di somme di denaro, parte dei guadagni derivanti dall’emissione delle false fatture, come accertato grazie ad accurati accertamenti bancari, espletati dai militari del Gico di Firenze anche con l’ausilio dell’applicativo informatico ‘Molecola’ dello Scico.

Grazie agli indubbi vantaggi di natura economica ottenuti dalle false rappresentazioni in bilancio, constatate e contestate fiscalmente dalla compagnia della Guardia di Finanza di San Giovanni Valdarno, le due società toscane hanno potuto presentarsi sul mercato con una offerta di prezzi tale da impedire di fatto alle società oneste qualsiasi forma di concorrenza, garantendosi cosi’ l’aggiudicazione di importanti appalti pubblici e privati.

La prassi del principale indagato, gravato da precedenti per reati di mafia, di intestare a terzi le società edili che si presentavano per l’aggiudicazione dei lavori, ha permesso alle stesse società di ottenere le previste certificazioni antimafia necessarie per l’espletamento di lavori pubblici.

“La camorra è presente anche in Toscana. Solo che qui non fa saltare le macchine”, ha detto il sostituto procuratore Coletta, secondo cui “c’è una tendenza da parte delle organizzazioni criminali sorte altrove, come in Campania e Calabria, a trovare spazi di profitto nelle regioni felici, come Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. È qui che reinvestono i proventi delle attività illecite condotte in Sud Italia”.

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