Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Camorra e politica, omicidi e rifiuti interrati: parla il pentito Della Corte

 Casal di Principe. L’intreccio tra politica e clan dei casalesi era legato al controllo, da parte della criminalità, della situazione sugli appalti pubblici da ottenere.

E’ quanto emerso questa mattina nell’aula del tribunale di Santa Maria Capua Vetere durante l’udienza del processo Eco4 che vede imputato l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Davanti alla prima sezione penale del collegio C, ilpm Alessandro Militaha svolto l’esame del collaboratore di giustizia, Francesco Della Corte. Condannato già per il triplice omicidio Buonanno-Papa-Minutolo, affiliato prima alla fazione Bidognetti e poi a quella Schiavone, Della Corte durante il dibattimento ripercorre la sua storia legata al clan, gli intrecci con la politica e affronta la questione dei rifiuti tossici. “Non ero fiero di quello che facevo, già in precedenza mi ero allontanato dal clan”, racconta Della Corte parlando dell’inizio della sua collaborazione con la giustizia avvenuta nel 2010.

“Nel ’95 – dice – ci fu una spaccatura con la fazione Bidognetti, alcune cose non mi piacevano, e feci un’alleanza con i Verde di Sant’Antimo. Nel ’97, visto che stava avvenendo una riconciliazione tra i Verde e i Bidognetti, io me ne andai in Lombardia e poi ad Anzio. I rapporti con i casalesi riprendono proprio in quel periodo. Mi occupavo di omicidi e recupero credito violento”.

La sua affiliazione al gruppo Schiavone, facente capo a Nicola, figlio di Francesco “Sandokan”, così come racconta il collaboratore, avviene nel 2009. “Ero il suo uomo di fiducia, nessuno, tranne lui, poteva darmi ordini”. Della Corte racconta del business legato allo smaltimento illecito dei rifiuti, che in aula quantifica in “svariati miliardi di lire”, inizia già prima degli anni ’90. “Io a quell’epoca mi occupavo di rifiuti ospedalieri e Francesco Schiavone mi disse che già se ne stavano occupando”, racconta.

“Cipriano Chianese era il personaggio principale di tutta questa faccenda. Era lui ad avere i vari legami e ad occuparsi dei vari passaggi”. Il collaboratore, collegato in videoconferenza, sottolinea che non “venivano trattati rifiuti normali, ma solo quelli tossici”. Parla di “fanghi, metalli pesanti, mercurio, rifiuti chimici e industriali provenienti dal Nord” che venivano chiusi in “bidoni e poi interrati”. “Dove erano destinati?”, chiede il pm Milita. “Sono stati interrati a Grazzanise, a Cancello Arnone, in alcune masserie, alcuni buttati nel Volturno, ma tanti anche nell’agro aversano come al di sotto del manto stradale della Nola-Villa Literno”, risponde.

Della Corte racconta di aver incontrato più volte Cipriano Chianese e che in uno di questi incontri, avvenuto tra il 2005 e il 2006, l’avvocato imprenditore dei rifiuti, già sotto inchiesta e arrestato, gli fece una richiesta “particolare”. “Chianese mi chiese di uccidervi, dottore – Della Corte parla al pm Milita – perché le vostre inchieste gli stavano dando fastidio. Ma io gli chiesi un prezzo maggiore rispetto a quello che lui voleva offrirmi e non se ne fece niente”.

E poi arriva ai rapporti con Cosentino che oggi, per la prima volta, non era presente in aula. “Ad ogni sua candidatura sono arrivate direttive da Casal di Principe. Dovevamo farlo votare. Era influente, nessuno si sottraeva a questo ordine che è iniziato già nell’82, se non ricordo male, con Antonio Bardellino”, dice il collaboratore. E su come riuscissero ad ottenere i voti, Della Corte racconta di “un fondo, proveniente da attività illecite, che veniva messo a disposizione del clan durante le elezioni da dare ai cittadini. Soldi che poi recuperavano con la gestione degli appalti”.

Soldi in cambio di voti, dunque, ma anche favori e posti di lavoro, non solo per Cosentino, in quanto, secondo il pentito, era un sistema consolidato per diversi politici della zona.L’ex killer dei casalesi collega un interessamento di Cosentino “anche per il progetto di ampliamento del porto del Villaggio Coppola e dell’aeroporto di Grazzanise”. Interessi che Della Corte dice di aver appreso direttamente dal figlio di ‘Sandokan’, Nicola Schiavone.

Saltato, invece, l’esame dell’altro collaboratore di giustizia, previsto per oggi, Oreste Spagnuolo, ex killer dell’ala stragista di Giuseppe Setola. Il pm, infatti, in accordo con la difesa di Cosentino, ha deciso di acquisire i verbali di Spagnuolo resi durante altri processi, come quello della strage dei ghanesi avvenuta a Castel Volturno nel 2008.

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