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Governo “cancella” aeroporto di Grazzanise, la protesta di Sel

 Grazzanise. Qualche anno fa la ‘profonda sintonia’ tra Governo regionale della Campania e il presidente del Consiglio Berlusconi in merito alla realizzazione del Secondo Aeroporto Internazionale di Napoli – scalo di Grazzanise aveva fatto sperare i cittadini campani, specialmente quelli del Basso Volturno, …

… nella possibilità di inaugurare entro la data – oggi chimerica – del 2012 un’infrastruttura che avrebbe potuto rappresentare un volano decisivo per lo sviluppo di un territorio sotto molti aspetti depresso. La battuta d’arresto segnata dal Governo Monti, che individua come snodi del sistema aeroportuale campano Napoli-Capodichino e Salerno-Pontecagnano (un omaggio al viceministro senza delega?) sembra definitivamente confermata dall’eliminazione, da parte del ministro Lupi, dello scalo di Caserta-Grazzanise del Secondo Aeroporto Internazionale di Napoli dalla mappa aeroportuale della Regione, che riconferma Capodichino come aeroporto strategico e Pontecagnano come scalo di interesse nazionale.

Eppure, il master plan redatto nel 2005, successivamente più volte confermato nelle intese tra il Governo e la Regione, recitava entusiasticamente che quello di Grazzanise avrebbe dovuto essere il Secondo Aeroporto Internazionale di Napoli di tipo 4E/F, ovvero in grado di ospitare anche i velivoli di maggiori dimensioni come i Boeing 777 e gli Airbus A380.

Lo scalo avrebbe dovuto essere diretto principalmente a un traffico di tipo leisure nazionale e intraeuropeo per costituire un’idonea base per vettori low cost. Si parlava anche dello sviluppo di collegamenti a lungo raggio di linea o charter, a fronte dell’oltre miliardo di euro previsto per la costruzione dello scalo e per l’infrastrutturazione del territorio, a cominciare dai collegamenti stradali e ferroviari. Sempre secondo il master plan, il nuovo aeroporto avrebbe avuto una capacità iniziale al 2012 di 5 milioni di passeggeri, espandibile secondo fasi successive fino a 24 milioni. Avrebbe dovuto, infatti, supportare gran parte dello sviluppo del traffico della Campania nel medio e lungo termine, soprattutto per il traffico leisure e per i collegamenti intercontinentali.

La diversificazione funzionale tra i tre scali rispondeva, quindi, alle critiche di quanti ritenevano controversa la realizzazione di uno nuovo aeroporto in prossimità dei due già esistenti. Insomma, toni così promettenti – Leitmotiv dei candidati casertani durante la scorsa campagna elettorale alla Regione e del Presidente della Provincia di Caserta, che ha fatto dell’aeroporto di Grazzanise uno dei suoi cavalli di battaglia – lasciavano intravedere una prospettiva di infrastrutturazione del territorio della Provincia di Caserta che avrebbe potuto essere significativa non solo per la riorganizzazione del sistema aeroportuale regionale, ma soprattutto per il miglioramento della rete di comunicazione stradale e ferroviaria della provincia di Caserta (quest’ultima già caduta sotto la mannaia dell’Amministrazione Caldoro/Vetrella, che ha messo in ginocchio il trasporto gomma/ferro regionale).

“Oggi – dichiara Francesco Madonna, responsabile del Dipartimento Infrastrutture e Trasporti di Sel – assistiamo, invece, all’ennesima doccia fredda da parte di un Governo nazionale che opera solo in base alla legge dei numeri, senza tener conto delle esigenze di un territorio che ha bisogno di un progetto, non solo infrastrutturale, di sviluppo serio e sostenibile, e di un Governo regionale e provinciale privo della minima capacità di incidere, al di là dei facili slogan elettorali, su scelte che riguardano il nostro futuro”.

“Più in generale – evidenzia Gianni Cerchia, coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà – dall’atteggiamento del governo trapela la scarsa attenzione verso il Mezzogiorno, ormai considerato un luogo nel quale non vale più la pena di investire. Il Secondo Aeroporto Internazionale di Napoli – scalo di Grazzanise potrebbe, invece, rappresentare per il Mezzogiorno, la Campania e la Provincia di Caserta un’importante occasione di sviluppo, non solo per l’occupazione e per l’indotto che si creerebbero, ma anche nell’ottica di valorizzare il patrimonio paesaggistico e artistico-culturale della nostra terra e di qualificare il Sud del nostro Paese nei confronti del Mondo intero”.

Sel Caserta

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