Campania

Rapine a persone e gioiellerie: sette arresti nel Casertano

 Caserta. Sette persone arrestate, in due distinte operazioni, dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta e della compagnia di Mondragone, per rapine a persone e gioiellerie.

Per una rapina ai danni di una coppia di coniugi di Castel Volturno, compiuta il 5 gennaio 2013, sono state arrestate: Loredana Corso, 32 anni, di Napoli (domiciliari), e Monica Voira, 41 anni, di Napoli (carcere). Introdottesi con un pretesto nell’abitazione sul litorale casertano le due avevano posto in essere un piano preordinato, con l’uso di una sostanza narcotizzante (risultata essere benzodiazepine) sciolta in bicchieri di vino, prodotto dalla coppia di coniugi. Quest’ultima era stata distratta da una delle indagate, consentendo all’altra di poter agire indisturbata.

Dopo aver bevuto il vino entrambi i coniugi perdevano quasi contemporaneamente i sensi e in questo stato venivano soccorsi dai familiari e dai carabinieri, chiamati sul posto. E’ risultato che le indagate hanno potuto, indisturbate, impossessarsi di denaro, oggetti di valore e anche di una fede nuziale. Una delle due era però conosciuta dai coniugi e le immediate indagini consentivano di identificare non solo la Corso ma anche la complice Voira, già indagata per fatti analoghi con uso della stessa sostanza narcotizzante. Nonostante il tentativo di avere un alibi per l’ora in cui sarebbero avvenuti i fatti, le indagate, a seguito delle precise dichiarazioni dei coniugi e di altre circostanze, risultano colpite da gravi indizi di colpevolezza.

La Voira, di Mondragone, conosciuta come “La Circe”, fu già arrestata lo scorso 30 ottobre (leggi), insieme ad un complice, a Castel Volturno, per rapine ai danni di uomini che narcotizzava dopo averli adescati. In un episodio un turista di Milano, rapinato il 14 luglio, nelle campagne di Castel Volturno, dopo essere stato drogato fu investito da un automobilista tutt’ora rimasto ignoto.

Il video della rapina a Casal di Principe

La seconda operazione ha portato all’arresto di cinque uomini, tutti napoletani, finiti in carcere: Gianni Urgherait, 42 anni, Gennaro De Rosa, 47, Gennaro Ferrara, 46, Renato Tortora, 40, Antonio Russo, 31. Sono accusati, a vario titolo, di diversi ruoli che avrebbero rivestito nell’ambito di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine. Insieme ad un sesto indagato, attualmente ai domiciliari, sono ritenuti indiziati in ordine a due rapine, con armi e sequestro di persone, compiute a Casal di Principe, a danno di due gioiellerie, il 22 novembre 2012 e il 15 gennaio 2013.

Dalle indagini, supportate da intercettazioni telefoniche ed ambientali, anche in carcere, è emerso che il gruppo criminale aveva utilizzato, contro i titolari delle gioiellerie, armi da fuoco, e, in un’occasione, legato mani e polsi alle vittime, rinchiudendole in uno stanzino, insieme ad una cliente in stato di gravidanza. Durante la rapina del 15 gennaio 2013 tre componenti della banda, tra cui una donna, furono arrestati grazie al tempestivo intervento dei carabinieri di Casal di Principe.

La prosecuzione delle indagini, mai cessate, ha portato all’identificazione di tutto il gruppo criminale e all’accertamento della loro responsabilità anche con riferimento alla rapina del 22 novembre 2012. Il profitto per le rapine commesse ammonta a circa 130mila euro, ma 100mila sono stati recuperati. Utilissime sono state alcune dichiarazioni testimoniali, per l’individuazione dei mezzi usati per le rapine, e la possibilità, a dire il vero molto rara, di poter visionare i filmati di alcune videocamere poste nei pressi degli esercizi commerciali che hanno ripreso le fasi successive alla rapina.

Il minuzioso esame dei tabulati dei cellulari sequestrati ai rapinatori ha consentito di incrociare i dati con altri cellulari utilizzati dal gruppo, ricavando ulteriori elementi di riscontro. Gli indagati risultano avere gravi precedenti penali e giudiziari, anche specifici, e alcuni di essi vengono indicati vicini a clan di camorra, pur non emergendo nell’indagine elementi da far ritenere sussistente l’aggravante mafioso.

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