Italia

Ecofin, raggiunto l’accordo sull’Unione bancaria

 Roma. Accordo fatto tra i ministri delle Finanze europei sull’Unione bancaria, lo strumento ideato per salvaguardare il sistema creditizio europeo nel caso del fallimento di una banca.

I ministri hanno concordato sull’istituzione di un’agenzia in modo tale da risolvere i problemi delle banche al piu’ presto prima che la Bce inizi il nuovo corso di politica monetaria.

Con l’accordo raggiunto all’Ecofin la notte scorsa, oltre cinque anni dopo l’esplosione della crisi finanziaria mondiale scatenata dal fallimento di Lehman Brothers, i 28 hanno delineato una riforma che è stata definita come la più ambiziosa dopo la creazione della moneta unica.

I capi di Stato e di governo, che si riuniscono giovedì e venerdì per il vertice europeo, avranno così la possibilità di avallare l’avvio dell’Unione monetaria a partire dal gennaio 2015, quando anche il meccanismo unico di risoluzione, dopo quello di vigilanza affidato alla Bce, entrerà in vigore, per essere pienamente operativo un anno dopo.

La creazione di un meccanismo per la risoluzione delle banche in fallimento, con un sistema che permetterà di agire molto rapidamente in caso di emergenza, è stato voluto per spezzare il legame fra le crisi finanziarie e quelle dei debiti pubblici dei paesi ed entrerà in vigore nel 2016. Assieme al meccanismo unico di vigilanza gestito dalla Bce, che sarà operativo dal prossimo novembre, è alla base dell’Unione bancaria.

Con l’accordo raggiunto all’Ecofin, si è “esorcizzato il pericolo” che “si ripeta quello che è successo dopo il fallimento di Lehman brothers” ha detto il ministro dell’Economia Farbizio Saccomanni al termine della lunga riunione dei ministri economici dell’Unione europea. L’accordo prevede che “i fenomeni di crisi di cui stiamo parlando siano gestiti in maniera ordinata per evitare il contagio ad altri sistemi bancari” e che “queste decisioni sulla gestione delle crisi vengano prese nell’arco delle 24 ore”.

Il compromesso raggiunto all’Ecofin consiste da un lato in un regolamento sul meccanismo unico di risoluzione, che riguarderà tutti i paesi che partecipano al meccanismo unico di vigilanza, ovvero quelli dell’Eurozona e tutti quelli fuori dall’Euro che desiderano unirsi attraverso trattati di collaborazione, dall’altro nell’impegno, da parte dei paesi Euro, di negoziare entro il primo marzo 2014 un accordo intergovernativo sul funzionamento del fondo unico di risoluzione.

Tale accordo prevederà il trasferimento di contributi nazionali al fondo e la progressiva mutualizzazione nell’arco di una fase transitoria di 10 anni. Inoltre, le norme sull’intervento di azionisti e obbligazionisti delle banche nel loro salvataggio (bail-in) già fissate nella direttiva sul salvataggio e la risoluzione saranno applicate anche all’uso del fondo unico.

Il finanziamento del fondo sarà finanziato dalle banche a livello nazionale ma nel corso dei 10 anni “transitori” si accentuerà progressivamente lo scambio fra i diversi “comparti nazionali”. E’ previsto anche un “backstop”, ovvero un paracadute finanziario, per il fondo di risoluzione.

Nel periodo iniziale il fondo sarà garantito da “finanziamenti-ponte” nazionali, coperti dalle leve bancarie o dal Meccanismo europeo di stabilità, ma saranno anche possibili prestiti fra i “comparti nazionali”. Durante questo periodo transitorio, comunque, sarà sviluppato un “paracadute comune”, operativo al più tardi entro 10 anni.

Il meccanismo unico di risoluzione garantirà che vigilanza e gestione delle crisi avvengano allo stesso livello per i paesi che condividono la vigilanza delle banche. Questo, nell’intento dei 28, serve a prevenire l’emergere di tensioni fra la vigilanza a livello europeo e i regimi nazionali di gestione delle crisi.

La decisione di intervenire, su segnalazione della Bce, verrà presa da un consiglio unico di risoluzione che adotterà uno schema da applicare nell’arco di 24 ore, a meno che il Consiglio Ue (a maggioranza semplice), su proposta della Commissione, non si opponga o chieda cambiamenti.

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