Aversa

Mozzarella, Fierro: “Bisogna assicurare la tracciabilita’ del latte”

 AVERSA. Continua la battaglia ingaggiata dall’aversano Lino Fierro, presidente della sezione lattiero casearia della provincia di Caserta, …

… per tutelare la qualità della mozzarella e degli altri derivati del latte prodotti nel territorio aversano e dell’intera provincia messa in discussione dalle troppe e troppo spesso superficiali notizie diffuse dai media sulla qualità dei terreni in cui vengono allevate le bufale. Per garantire il prodotto per Fierro è indispensabile assicurare la tracciabilità del latte e dei derivati proteggendo il marchio Dop.

“Il disciplinare dop – ricorda Fierro – impone che si usi latte campano o del basso Lazio e che non sia congelato”. “La norma -sottolinea- ha lo scopo di impedire che si utilizzi latte di altre regioni. Da qui quindi l’obbligo, per i trasformatori del latte in formaggio, di tracciare il processo produttivo”.

“Sistema – ricorda- che è stato esteso agli allevatori solo dalla recente legge sulla tracciabilità approvata ad aprile 2013 ma, ad oggi, non attuata”. “Questo è possibile perché – dice Fierro – per chi non rispetta la norma non è prevista alcuna sanzione. Così, in pratica, la tracciabilità del latte resta volontaria”. Cosa che però, sottolinea, non influirebbe sulla qualità del latte e quindi dei latticini. “Perché – spiega il presidente della sezione lattiero casearia della provincia di Caserta – la qualità del latte è indiscussa essedno, comunque, sottoposto a numerosi controlli”.

“Tracciare – continua – significa far confluire i dati sul processo di produzione a una banca dati certificata ma , di fatto, è indubbio che non possiamo offrire questa ulteriore prova di qualità al mercato e ai consumatori che oggi sono allarmati, mentre proprio oggi sarebbe più che mai utile poter dimostrare con la tracciabilità completa la qualità che ha il nostro prodotto, dal latte al formaggio”.

In realtà, come ricordato da Fierro, esiste un sistema per la tracciabilità adottato dalla Regione Campania che si è dotata di un software utilizzabile per la creazione di una banca dati servendosi degli sms. “L’allevatore –spiega – con un semplice messaggino dal proprio cellulare può comunicare il conferimento fatto e a chi lo ha fatto. Il responsabile del caseificio fa altrettanto. Incrociando i dati i flussi dovrebbero corrispondere. Purtroppo, ad oggi hanno aderito al sistema solo 400 aziende perché non è obbligatorio aderire”.

“Personalmente – continua Fierro – ritengo che i caseifici debbano aderire. Adottata la tracciabilità potremmo averne anche altri vantaggi come, ad esempio, una revisione del disciplinare”. “Tracciato il latte, dimostrando quindi di prelevarlo solo nelle aree geografiche consentite, si potrebbe – osserva il presidente della sezione lattiero casearia della provincia di Caserta – permettere l’uso anche di latte congelato, con tecnologie che ovviamente non lo depauperino”.

“Del resto – ricorda Fiero – oggi il latte congelato è impiegato per la produzione non dop, pertanto ci viene richiesto di sdoppiare gli stabilimenti”. “Se tracciassimo l’intero ciclo anche questo ulteriore onere potrebbe essere evitato”, conclude Fierro.

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