Aversa

Il Natale “ristretto” e i rimpianti della “diecimilalire”

 Aversa. Avrei voluto dare un euro ma era pochissimo, allora pensavo ora ne do due di euro. Ancora poco. A questo punto, ne do direttamente cinque di euro. Cinque euro…Diecimilalire! Aspettate lo devo dire meglio, mi devo riempire la bocca: Diecimilalireee!

Mamma mia, comm è bell a dicere di nuovo Diecimilalire. Mentre pronunci la parola, la lingua, va a nozze e se mette a ballà! Tanto tempo fa, mi ci compravo, ci compravamo anzi: un pacchetto di sigarette, due pacchetti di gomme, un gelato, un caffè a me e, due per gli amici. E ancora, una pizzetta, una birra, e duecento lire di mancia al parcheggiatore. Ora, se dai cinquanta centesimi ad un parcheggiatore rischi una solenne bastonatura, minimo che ti può capitare, ti offre lui a te un euro per la pena che gli fai.

Miseri, ecco cosa siamo diventati a causa dell’euro, miseri, e senza una reale cognizione del suo valore. Ce ne accorgiamo solo quando spendiamo cinquanta euro al supermercato, ti porti via lo stretto necessario, giusto per campare un paio di giorni. Cinquanta euro…Cientemilalireeeee e qua, la lingua si scatena e abballe a rumba!

Con centomilalire, una volta, t’accattave (compravi) tutto il supermercato compreso i commessi e le cassiere…in sostanza te purtave a casa! Quando entravi con centomilalire in un negozio ti sentive nu “Re!”.Ci volevano tre carrelli, e nu muletto, per trasportare la spesa. Quando arrivavi a casa poi, la spesa, non sapevi dove metterla o dove appoggiarla, a casa era piccerelle, t’avive affittà nu deposito! Ti permettevi pure il lusso di dispensarla tra i parenti. Ora, con l’euro, la spesa la nascondi, anche perché, si a verene ‘e pariente, tenene pure a che dicere – “Azzo, e a nuje nun c’è scappa niente?” – Nu zugo e frutta, mezzo chilo di pane, due mozzarelle,duecento grammi di prosciutto, quatte fette biscottate, un chilo di pasta, e per finire, nu capitone (uno solo) il quale sembra voglis dirci-“lasse stà che nun so pe tte!”. Totale della pratica: cinquanta euriii!

Avrei voluto, avremmo voluto dare dieci euro ma, ci siamo resi conto, nostro malgrado, che con dieci euro non c’è la si può fare a campare. Dieci euro…Veeeentimilalire…eravamo ricchi con la cara vecchia Lira, ora siamo tutti più poveri e, cosa grave, manche ce ne simme accorte o perlomeno facimme finte di non accorgecene e tiramme annanza ‘a jurnnate! La moneta unica avrebbe dovuto cambiare le cose, dare una spinta all’economia e farci sentire cittadini europei. Non era meglio restare semplicemente “italiani” e farci i “cazzi nostri”? Facevamo gli squarcioni (gradassi) a mostrare a tutti con orgoglio a fine mese, nu bellu mazze ‘e diecimilalire, figurete si erano centomilalire.

Lo stipendio medio era “nu milione e cinquecentomilalire”…mamma mà! Solo a pronunciare la somma degli stipendi in lire la lingua si è prosciugata! Ora, invece, diciamo: novecento euro, a dirlo manco te ne accorgi, mentre lo dici già so svalutate. Paga il fitto, fai la spesa per la sera della vigilia di Natale, assicurazione, i figli a scuola, i libri, i vestiti…e l’anema e chi l’ammolla…arrivi al quindici del mese che gia hai chiesto mezzo stipendio in anticipo sul prossimo che ancora devi prendere. Una cessione del quinto, un finanziamento a rate, un prestito in banca. Ovviamente, a fine mese, nella busta paga ci trovi le ragnatele e al posto dei soldi… solo rate e bollette da pagare. Morale della favola dell’euro? Eccola: l’euro è una moneta unica per tutti, peccato che è talmente unica tanto da non poterci comprare nulla!

di Donato Liotto

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