Sant’Arpino

“Cavoli Amari”, convegno al Palazzo Ducale

 SANT’ARPINO. La chiamata alle armi di “Rinascita Santarpinese” e “Parallelo 41” nella battaglia per il riscatto della “Terra dei Fuochi” è stata raccolta da centinaia e centinaia di persone.

La sala convegni del palazzo ducale “Sanchez de Luna” di Sant’Arpino per un lungo pomeriggio si è trasformata nel cuore pulsante della migliore Campania Felix Un vero e proprio laboratorio di idee, un confronto aperto, una vera agorà per scrivere un nuovo inizio. I lavori sono stati aperti dal saluto del presidente di Rinascita Santarpinese, Antonio Belardo, che ha “ringraziato quanti, rappresentanti delle associazioni, e soprattutto i cittadini, che hanno deciso di trascorrere il sabato pomeriggio insieme a noi per parlare di una tematica tanto scottante ed importante per il futuro del nostro territorio e dell’intera popolazione”.

Subito dopo è stato un altro esponente del sodalizio atellano, l’ingegner Salvatore Legnante, a sottolineare “come questo convegno sia nato da alcune specifiche domande che ci siamo posti, prima fra tutte: Cosa fare per la rinascita delle nostre terre? Di ecomafia – ha proseguito Legnante – ho sentito parlare da almeno 15 anni, del dramma della terra dei Fuochi sono a conoscenza, attraverso libri, da almeno 7 anni.. Mi chiedo: cos’ho fatto e cosa potevo fare in questi sette anni? Certo non potevo impedire gli sversamenti di rifiuti tossici che avvenivano in ignote campagne alle tre di notte, ma potevo ad esempio sostenere la lotta di Nunzia Lombardi, la prima attivista di Comitati che si opponevano alle discariche abusive-autorizzate, illegalmente, dallo stato, come quella scandalosa di Taverna del Re, a Giugliano. Ho detto che sapevo della Terra dei fuochi da tanti anni, la prima volta ne lessi in Gomorra, il libro di Saviano che è del 2006. Beh io lo sapevo e non ho condiviso le informazioni, non mi sono impegnato in associazioni, in partiti politici, non ho portato le mie conoscenze al confronto con gli altri.Ho visto intorno a me paesi devastati una cementificazione selvaggia. Ho visto pian piano le terre riempirsi di ogni tipologia di rifiuti urbani e industriali, di scarti di lavorazioni, di vernici. Ho sentito la puzza della plastica e dei copertoni bruciati mentre facevo footing in aperta campagna. E sono restato per troppo tempo uno spettatore che alla fin fine, si indignava e basta, magari con un post su un social network. Ma indignarsi non basta più. Quello che voglio dire è che le problematiche, i drammi delle nostre terre, le devastazioni ambientali, i mutamenti informi dei nostri territori che abbiamo visto tutti, i roghi e i rifiuti che ci impestano l’aria e la vita sono problemi che vanno affrontati con il coraggio e l’impegno delle persone perbene. E’ finito il tempo della pigrizia e dell’indifferenza, i veri cancri sociali dei nostri paesi devastati. Forse non è ancora troppo tardi per riconoscere la bellezza nella nostra terra, una volta Felix e ora Dei Fuochi. Ci sono migliaia di persone che si sono svegliate, che stanno lottando perché vogliono ancora percepire la bellezza, e perché non vogliono più sentire la schifosa puzza di roghi e quella ancora più vergognosa dell’indifferenza”.

Durissimo è stato, poi, l’attacco del dottor Antonio Giordano, Direttore dell’Istituto per la Ricerca sul Cancro e sulla Medicina Molecolare della Temple University di Philadelfi, a quella parte della comunità medico scientifica da lui stessa definita negazionista. “Dicono i negazionisti – ha dichiarato Giordano – se nella Terra dei fuochi c’è un aumento di tumori, provateci che questo aumento è dovuto al degrado ambientale e all’inquinamento, perché deve esserci un rapporto, appunto, di causa ed effetto. Quelli che chiedono venga provato un nesso di causalità tra cancro e ambiente cercano solo di guadagnare tempo – ha proseguito Giordano – per negare quello che è sotto gli occhi di tutti, cioè un aumento indiscriminato, in alcune zone, di determinate patologie, tra cui il cancro. Non esiste una patologia rara, dipende dal lato del mondo in cui vivete. L’effetto dell’ambiente gioca un ruolo fondamentale. Io e la mia equipe abbiamo portato avanti uno studio sul rapporto diossina e tumore alla prostata. Quando ne abbiamo parlato a un’importante istituzione napoletana ci siamo sentiti rispondere: no grazie, è uno studio troppo pericoloso. Io mi auguro che sul tema della Terra dei fuochi si faccia sentire il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. I suoi silenzi sono inquietanti”.

Esplicativo, è stato l’intervento di Sergio Costa, generale e responsabile del comando provinciale della Forestale. Costa che ha mostrato le aerofotografie che hanno consentito di scoprirei cavoli al piombo di Caivano, oil campo di broccoli avvelenatiei fusti di vernici e solventi nel campo di finocchi. Il generale ha, inoltre, spiegato come oggi essere titolare di una discarica significhi in pratica farla franca, perché la pena è una semplice contravvenzione.

L’intervento del dottor Antonio Marfella è stato come sempre di cuore e testa. L’oncologo ha parlato di una vita sacrificata per 30 anni in onore della causa della Terra dei fuochi: Marfella ha chiarito, però, che il bicchiere è mezzo pieno: “Il danno sarebbe stato fatto se i veleni nelle nostre terre non fossero stati scoperti, ma così, non abbiamo fatto un danno, ma il 50% della terapia. Adesso sappiamo che c’è del terreno avvelenato in alcuni punti. Dobbiamo sanare la paura, che rappresenta l’altro 50%”.

Il vicepresidente del’Isde Campania ha proposto la creazione di un comitato scientifico campano: “Abbiamo miliardi di informazioni, ma poi bisogna studiarle in base alle competenze di ciascuno, tutti uniti a seconda di ciò che ognuno di noi fa per mestiere, non possiamo evitare di discutere con tutti i professionisti impegnati sul campo”.

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