Sant’Arpino

Capone: “Orgoglio e dignità, queste sconosciute”

 SANT’ARPINO. Da novello della politica pensavo – ingenuamente – che i nostri amministratori, a cominciare dal “Muto di via De Gasperi”, una volta colti con le mani nella marmellata, avessero avuto uno scatto di orgoglio e dignità e si fossero dati una calmata.

Purtroppo, debbo essere un alieno e, pertanto, constato che Di Santo, Brasiello e soci non conoscono il significato delle parole “orgoglio” e “dignità” e proseguono imperterriti con il nepotismo più becero, raggiungendo livelli dei Borgia (speriamo che il sindaco ed i suoi abbiano almeno capito il paragone!). Si avvicina il Natale e, dunque, le aziende debbono giustamente pagare le tredicesime, ed al “Muto” ed a “Turiddu”, evidentemente sta particolarmente a cuore che una ditta retribuisca i propri dipendenti.

In questi giorni, infatti, è tutto un susseguirsi di macro liquidazioni di centinaia e centinaia di migliaia di euro per questa ditta dove, guarda caso, lavorano due “nipotini prodigio”. Ma chi sono questi “nipotini prodigio”? La risposta è semplicissima: uno è il figlio della sorella del Muto e l’altro il figlio della sorella di Turriddu! Allora non ci sono leggi, regolamenti, criteri cronologici che tengano: la ditta deve essere pagata prima e più di altre. Mica vorremmo che questi due ragazzi trascorrano un Natale di stenti?

Ma la vicenda legata a questa ditta impone anche una riflessione ad ampio raggio. Mi chiedo se il ricorso sistematico a società di fiducia debba essere considerato una prassi necessaria? Cari concittadini, dovete sapere che in questo modo i soldi pubblici vanno inesorabilmente a finire nelle casse di aziende amiche dei potenti di turno, insomma “gli amici degli amici”.

Ad oggi al Comune di Sant’Arpino non esiste alcuna regola a tutela della libera concorrenza, della competitività delle imprese, e, cosa ancor più grave, alcuna garanzia per la collettività, che vede svanire i propri soldi sempre nelle tasche dei soliti noti. La casa comunale è diventata essa stessa un mercato – mi verrebbe da dire un mercatino delle pulci – dove a farla da padrone è il più squallido mercanteggiamento delle concessioni con reciproco vantaggio, all’insegna del “Avanti un altro ce ne e’ per tutti!”.

Siamo davvero tornati al Medioevo! Un clima equivoco in cui perfino chi è cieco vede l’abisso in cui siamo precipitati. Il disastro economico del Comune di Sant’Arpino è ormai un fatto compiuto, i numeri ed i conti non tornano, la mala gestione della cosa pubblica, in un periodo di grave crisi mondiale, ha travolto tutto. Ma come l’orchestra sul Titanic, i nostri amministratori fanno finta di niente e continuano a suonarsela e a cantarsela da soli!

Facciamo qualche esempio che nella sua ridicolaggine lascia davvero di stucco. Vorrei sempre sapere – per farlo conoscere alla cittadinanza – l’elenco dei personaggi illustri che hanno ricevuto le intere collezioni di penne che il Comune ha pagato con fatture i cui importi erano di decine e decine di migliaia di euro. Se non ricordo male. a Sant’Arpino in questi anni non è che siano passate tutte queste autorità o personalità! Allora siate seri e spiegate cosa c’è dietro a questi metodi consociativi e affaristici!

Ormai siete stati scoperti, come dimostra anche il comportamento equivoco di certi imprenditori a voi vicini, vostri sodali fino a quando gli è convenuto e divenuti ostili nel momento della disgrazia.Sto parlando degli stessi imprenditori entrati in azione in campagna elettorale per acquisire il controllo dei consiglieri più vicini al ‘Muto’, e che ora stanno capendo che non c’è più trippa per gatti. Il clima è cambiato la magistratura vi sta con gli occhi addosso, ogni giorno acquisisce nuovo materiale che aggrava la vostra posizione. I cittadini sono stufi. Li state spremendo ed i loro soldi invece di finire in servizi ed infrastrutture vanno solo nelle tasche dei vostri complici e tirapiedi.

Viene, quindi, da chiedersi, di fronte al gravissimo quadro determinato dal vostro disdicevole comportamento pubblico, se il Di Santo non avverta lo scrupolo di dimettersi, essendo palesemente compromesso il rapporto di fiducia con un elettorato che non può più rappresentare. Che ingenuo, dimenticavo, Di Santo non conosce il significato delle parole orgoglio e dignità!

Francesco Capone

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