Marcianise - Capodrise - Portico - Recale - Macerata Campania

Omicidio Salzano, arrestato uno dei responsabili: si era rifugiato in Albania

Vincenzo MangoRECALE. Proveniva dall’Albania Vincenzo Mango, 45enne di Recale, dove si era rifugiato per sottrarsi all’arresto riguardante la condanna ricevuta per l’omicidio di Ciro Salzano, compiuto 13 anni fa.

Nel pomeriggio di venerdì, gli agenti della squadra mobile di Caserta, diretti dal vicequestore Alessandro Tocco, in collaborazione con l’Interpol e la polizia di frontiera, lo hanno catturato all’aeroporto romano di Fiumicino. Deve espiare 18 anni e otto mesi di reclusione per concorso in omicidio, aggravato dall’aver agito per conto del clan Belforte di Marcianise.

Salzano, allora 21enne, fu ucciso a San Nicola la Strada il 13 settembre del 2000, dopo i contrasti insorti con il clan Belforte, al quale era affiliato, dovuti alla sua ambizione di prevalere nell’organizzazione criminale a seguito dell’omicidio di Michele Cangiano, un altro affiliato di spicco. Quest’ultimo, capozona di San Nicola la Strada e San Marco Evangelista, venne assassinato pochi giorni prima, il 22 agosto, per volontà degli allora reggenti del clan Bruno Buttone e Michele Froncillo, poi divenuti collaboratori di giustizia, e di Luigi Trombetta, che temevano volesse assumere la leadership dell’organizzazione, stante la detenzione dei capi storici, i fratelli Domenico e Salvatore Belforte.

L’incarico di attirare nella trappola Cangiano venne affidato proprio a Salzano che, a sua volta, mirava a sostituirlo nel ruolo di capozona. Da qui la decisione, sempre di Buttone e Froncillo, di eliminare anche Salzano. Dalle indagini della mobile è emerso che la vittima fu attirata in un tranellom, con il pretesto di dover bloccare, insieme ad altri affiliati, alcuni cantieri a San Nicola la Strada, nell’area Saint Gobain.Giovanni Anziano lo convocò e, insieme a Domenico Cuccaro, Antonio Raucci e Vincenzo Mango, si recò nei pressi del mattatoio comunale di Caserta dove, appena discese dalla macchina, Cuccaro sparò a Salzano. Mango ed Anziano si allontanarono con la vettura di Salzano che fu abbandonata ed incendiata poco lontano dal luogo del delitto.

Dall’acquisizione delle riprese del sistema di videosorveglianza di una ditta situata a pochi metri dal luogo dell’omicidio, si distingueva chiaramente che una delle auto utilizzate dal commando era proprio quella di Mango. Ulteriori dettagli, in seguito, vennero forniti dai da Froncillo e Cuccaro, l’uno mandante, l’altro esecutore materiale del delitto. Oltre a Mango, sono stati condannati tutti i partecipi all’omicidio, appunto, i pentiti Froncillo e Cuccaro, e poi Buttone, recentemente divenuto anche lui collaboratore, Anziano e Raucci.

Mango, di mestiere falegname, affiliato al clan Belforte con il ruolo di esattore di tangenti nel comprensorio di Macerata Campania, all’indomani dell’omicidio si era trasferito in provincia di Modena, dove aveva cambiato vita. Poi, nell’imminenza della sentenza definitiva relativa al processo per l’omicidio Salzano, si era rifugiato in Albania dove, grazie anche ai rapporti ed alle conoscenze acquisite attraverso la sua professione, aveva trovato lavoro come falegname.

Nonostante l’estremo tentativo di sfuggire alla giustizia italiana, è stato individuato in Albania in pochi mesi per cui, tramite il Servizio di cooperazione internazionale di polizia, è stata avviata immediatamente la procedura per il suo arresto e la sua estradizione, conclusasi venerdì allo scalo della Capitale, dove è giunto scortato da personale dell’Interpol. L’uomo stato rinchiuso nel carcere di Roma-Rebibbia.

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