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Siracausa, sequestrati beni a imprenditore vicino Cosa Nostra

Direzione investigativa antimafiaSIRACUSA. Il Tribunale di Siracusa, su proposta della Direzione investigativa antimafia, ha disposto il sequestro dei beni riconducibili a Nunzio Salafia, ritenuto elemento di notevole spessore del clan mafioso “Aparo-Nardo-Trigila” operante nelle zone della provincia siciliana.

Salafia, spiegano gli investigatori, è uno degli storici esponenti della famiglia mafiosa Aparo di Siracusa, alleata alle famiglie Nardo-Trigila-Santa Panagia, gruppi mafiosi di cui Salafia ha cercato di ricondurre ad unità contro il gruppo malavitoso siracusano storicamente contrastante, denominato “Bottaro-Attanasio”. Salafia annovera diverse condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso, reati contro il patrimonio, sequestro di persona ed estorsione.

Dall’attività di indagine di natura patrimoniale venivano rilevati stretti rapporti imprenditoriali tra Salafia, il figlio Giovanni e l’imprenditore Gionfriddo Santo, quest’ultimo incaricato di effettuare lavori sui cantieri edili, in precedenza acquisiti illecitamente da Salafia, che imponeva l’intervento manuale di “propri” uomini sia nelle forniture di materiali che nell’esecuzione delle opere. Il ruolo di prestanome di Gionfriddo veniva messo in risalto da diverse intercettazioni telefoniche svolte da numerosi organismi di polizia che, negli anni, hanno condotto indagini nei confronti di Salafia.

Venivano, pertanto, effettuati accertamenti volti a rilevare la capacità reddituale di Salafia e Gionfriddo e dei loro nuclei familiari, che permettevano di individuare società e diversi cespiti patrimoniali che, benché formalmente intestati a prossimi congiunti dei predetti, erano riconducibili alla loro effettiva disponibilità.

Gli accertamenti patrimoniali eseguiti hanno evidenziato forti profili sperequativi tra i redditi dichiarati e il patrimonio posseduto, tali da fondare la presunzione, accolta dal Tribunale, di un’illecita acquisizione patrimoniale derivante dalle attività delittuose connesse all’organico e prolungato inserimento di Salafia nella citata organizzazione delinquenziale.

In particolare, sono stati sottoposti a sequestro due terreni, una villa, tre imprese esercenti l’attività edile, due ditte individuali svolgenti rispettivamente l’attività di panificazione e profumeria nonché diversi rapporti bancari e finanziari. Il patrimonio sequestrato ammonta a circa 3 milioni di euro.

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