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Ligresti, Cancellieri: “Falsità su di me, ma pronta a dimettermi”

 ROMA. Assicura di non aver mai fatto pressioni per la scarcerazione di Giulia Ligresti ma, tuttavia, di essere disposta a dimettersi se ciò servirà per la stabilità del governo.

Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, ritiene “falso, bugiardo e ignorante” chi ritiene che il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) sia intervenuto per tirare fuori dal carcere la secondogenita di Salvatore Ligresti, arrestato, insieme ai figli, nell’ambito dell’inchiesta FonSai con l’accusa di manipolazione del mercato e falso in bilancio aggravato.

“Non chiederei nulla che non fosse nel rispetto della legge”, sottolinea la Guardasigilli, che spiega: “Guardiamo ai fatti, per quelli voglio essere valutata, non per le ombre. Si smetta la caccia alle streghe. Sono mai venuta meno ai miei compiti durante tutti gli anni della mia carriera? Per questo voglio essere giudicata. Io non sono mai venuta meno ai miei compiti per un mio amico: non lo farei per un amico e neppure per un fratello”.

Su presunte operazioni politiche dietro la vicenda, la Cancellieri risponde: “Non sta a me dirlo, però molti osservatori politici lo hanno detto con molta chiarezza. Posso anche fare un passo indietro se il Paese lo chiederà, a me interessa che il governo Letta vada avanti e continui perché è l’unica e giusta risposta ai bisogni del Paese. Ma io resterò nel governo solo se potrò farlo con piena dignità, non sarò mai un ministro dimezzato”.

E sul figlio, Piergiorgio Peluso, che dopo un anno trascorso in FonSai come direttore generale ha portato a casa una buonuscita di 3,6 milioni di euro, la Cancellieri è lapidaria: “In questa vicenda non c’entra nulla”.

Intanto, la vicenda approderà mercoledì in Parlamento. Da un lato, il premier Enrico Letta, insieme al Pdl e Scelta Civica (partito della Cancellieri), si schiera accanto alla Guardasigilli, mentre il Movimento Cinque Stelle invoca le dimissioni immediate e ha depositato la mozione di sfiducia. Anche la Lega sarebbe pronta a presentare una mozione simile. Diviso, invece, il Partito Democratico: una parte ritiene credibili le giustificazioni della Cancellieri, un’altra, che comprende il candidato alla segreteria Pippo Civati, sostiene che la migliore soluzione siano le dimissioni.

Dalla Procura di Torino, Giancarlo Caselli, durante la trasmissione “Agorà” di Raitre, ha ulteriormente chiarito: “La decisione del gip di concedere gli arresti domiciliari a Giulia Ligresti è stata presa esclusivamente sulla base di fatti concreti e provati”. Il procuratore capo si riferisce alle condizioni di salute, che rendevano pericolosa la permanenza in carcere, e al fatto che già il 2 agosto, quindi ben prima delle telefonate del ministro Cancellieri, c’era stata una richiesta di patteggiamento accettata dalla procura. “Qualunque illazione, che metta in campo circostanze esterne al meccanismo processuale – ha sostenuto Caselli – non può che considerarsi arbitraria e destituita di ogni fondamento. Telefonate esterne, per quanto riguarda il mio ufficio, non ne esistono”.

IL CASO. Era il 17 agosto. Gabriella Fragni, compagna del finanziere siciliano Salvatore Ligresti, intercettata, parlando al telefono con il cognato Antonino Ligresti, dice che “la persona che potrebbe fare qualcosa per Giulia è il ministro Cancellieri”. La vicinanza tra il ministro e la famiglia dell’ingegnere di Paternò è un fatto noto, come pure che il figlio della Cancellieri, Piergiorgio Peluso, sia stato dirigente della compagnia assicurativa Fondiaria Sai. Il nome di Peluso compare spesso nelle carte dell’inchiesta torinese, mai però in veste di indagato. Antonino chiama il ministro della Giustizia che risponde e si attiva, parlando con i due vicecapi del Dap e riferendo loro che Giulia Ligresti soffre di anoressia.

Il 28 agosto quest’ultima esce dal carcere. Undici giorni dopo che lo zio ha chiamato il ministro, e cinque giorni dopo un sms di “rassicurazioni” che rivela la stessa Cancellieri: “Ieri sera Antonino Ligresti mi ha inviato un sms chiedendomi se avessi novità e gli ho risposto che avevo effettuato la segnalazione nei termini che ho spiegato, nulla di più”. “Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione”, spiega la Guardasigilli davanti al procuratore aggiunto Vittorio Nessi, volato a Roma per sentirla e per cercare di ricostruire l’intera vicenda. La parentesi si chiude rapidamente senza alcun risvolto penale poiché non c’è un nesso provato tra l’intervento del ministro e la scarcerazione della detenuta.

Intanto, Jonella Ligresti, la sorella di Giulia, in carcere prima a Cagliari (dopo essere stata arrestata in vacanza in Costa Rei) e poi a Torino, sembra sempre più vicina la scarcerazione e l’affidamento ai servizi sociali: la procura di Torino ha dato parere favorevole alla richiesta di patteggiamento. Il padre Salvatore, invece, è sempre stato agli arresti domiciliari. Scampato alla cattura il figlio Paolo, attualmente in Svizzera, dove risiede.

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