Italia

Berlusconi-Alfano: contrattazioni delle 48 ore

 ROMA. Restano solo altre 48 ore prima di tirare le somme sull’accordo tra Angelino Alfano e Silvio Berlusconi circa le sorti del Pdl.

Una scelta che emerge dopo contrattazioni, dialogo e confronti che non hanno apportato alcun cambiamento ad una situazione politica già difficile. Tre ore di incontro in cui Alfano ha mostrato a Berlusconi tre proposte. Prima dell’incontro con il Cavaliere, Alfano aveva incontrato i suoi fedelissimi per studiare una strategia. Strategia che lo avrebbe portato alla corte di Berlusconi con alcune proposte “distensive”, ma che – viene fatto sapere – non avrebbero avuto asilo facile dalle parti dell’ex premier. Tra le proposte: fedeltà al leader, ma slegata a quella per il governo; battaglia sulla decadenza, ma senza strappi sul “progetto Italia” e Consiglio Nazionale da vivere senza scissioni. Tre condizioni difficilmente accettabili da Berlusconi che vorrebbe intorno a sé una “testuggine” pronta ad avanzare anche verso i nuovi “attacchi della magistratura, che non mancheranno ad arrivare”. Intanto i ministri del Pdl continuano a tenere separata la politica dalle vicende personali che interessano il Cavaliere e la questione della decadenza. Ma di fronte all’ipotesi che il Pdl, ministri per primi, lavorino a un rinvio del voto del Senato, arriva immediato lo stop del Pd. “La decadenza di Silvio Berlusconi da senatore sarà votata secondo il calendario previsto”, ha ribadito Danila Leva, responsabile Giustizia dei democratici. “È impensabile uno slittamento voto”, ha spiegato, “abbiamo sempre rispettato regolamenti e procedure, e continueremo a farlo.

Tutto dovrà avvenire secondo il regolamento. Il principio di legalità nonpuò essere sacrificato su nessun altare”, ha chiarito. Il tutto mentre tramonta la richiesta di grazia per Silvio Berlusconi. Lo ha spiegato Franco Coppi, uno dei difensori del Cavaliere, al termine dell’udienza dell’appello “bis”, in corso a Milano, sulla tentata scalata da parte di Unipol avvenuta nel 2005. Berlusconi è stato condannato in via definitiva per frode fiscale a quattro anni di carcere – tre dei quali condonati dall’indulto – nell’ambito del processo Mediaset. I suoi legali hanno depositato la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali. Il dibattito sul tema della grazia all’ex-premier va avanti ormai da mesi e più volte i suoi legali hanno smentito che i figli di Berlusconi abbiano presentato una richiesta in tal senso al Quirinale. Prima di incontrare Berlusconi, il vicepremier aveva visto gli esponenti della sua corrente: una riunione in cui molte colombe sono tornate a chiedere un rinvio del Consiglio nazionale se non si troverà prima un accordo che scongiuri la conta interna. Nell’incontro con il Cavaliere, Alfano – secondo indiscrezioni – ha provato a garantire un forte impegno per evitare il sì alla decadenza. Chiedendo in cambio un rinnovato sostegno al governo Letta e anche una trasformazione del partito, con la scelta democratica delle cariche. Ma Berlusconi sembra invece intenzionato ad assumere i pieni poteri, azzerando tutti gli incarichi. Questo mentre, sullo slittamento dei tempi della decadenza, è arrivato lo stop del Pd. “Non voglio e non chiedo nulla per me”, ha detto Alfano al padre padrone di Forza Italia, “ma ormai è evidente che nel partito ci sono due correnti e queste vanno garantite entrambe. Non possiamo restare subendo una ritorsione continua. Parteciperemo al Consiglio nazionale solo se viene riconosciuta piena dignità alla nostra posizione, se potremo esprimere liberamente le nostre idee contro la crisi di governo”. In estrema sintesi: “Nessuno potrà più dire che siamo traditori”.

Nel lungo faccia a faccia notturno si è parlato a lungo dell’idea di due coordinatori. Uno per i lealisti guidati da Raffaele Fitto (il nome più gettonato è quello di Mara Carfagna) l’altro per gli Innovatori (Maurizio Lupi il probabile). Ma anche qui Berlusconi non avrebbe offerto “garanzie definitive”. Anzi. “Prima sembrava orientato al sì”, dice un ministro, “ora invece Silvio rimane sul vago. Del resto in Forza Italia vuole comandare solo lui”. In altre parole: azzerati tutti, i falchi come i governativi. Per convincere Alfano a non strappare, per scongiurare la scissione, Berlusconi invece è stato più chiaro sul programma del Consiglio nazionale: “Non ci saranno conte”. Non ci sarà, insomma, la presentazione di documenti contrapposti e dunque neppure il voto. Ma il vicepremier ha chiesto che non vada in votazione neppure il documento varato dall’Ufficio di presidenza del Pdl, quello che ha deciso l’azzeramento di Alfano e lo scioglimento del Popolo della libertà.

Anche qui “risposte non esaurienti”. C’è da dire che mentre Alfano tratta, i falchi sono sul piede di guerra. Dopo il pranzo con il Cavaliere, Raffaele Fitto ha riunito i suoi e ha pronunciato parole di fuoco: “Non è che se Silvio fa l’accordo con Angelino ha risolto tutti i problemi. Siamo stufi, serve chiarezza. Ci siamo anche noi che abbiamo la stragrande maggioranza del partito: se Berlusconi decide d’arrendersi, di certo noi non ci arrendiamo”. In trincea sono anche quasi tutti i governativi. A parte Alfano, Lupi e Nunzia De Girolamo che per ben due ore in mattinata ha cercato di riportare Berlusconi alla ragione, gli altri vanno sparati verso la scissione. Da Beatrice Lorenzin a Gaetano Quagliariello, da Roberto Formigoni a Fabrizio Cicchitto, sono tutti convinti che in Forza Italia non ci sia spazio per loro. Che, bene che vada, verranno ghettizzati. E spingono sia per disertare il Consiglio nazionale. Sia per una separazione consensuale con una successiva alleanza elettorale. “Solo ieri”, dice un ministro, “sono approdati al nostro gruppo altri tre senatori. Lo spettacolo dei giovani falchi imbeccati dalla Santanché dimostra che nel partito comanderà solo lei”.

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