Carinaro

Caso gazebo, Masi: “Le mie dimissioni erano inevitabili”

 CARINARO. Il dimissionario sindaco Mario Masi, in una mail inviata alla nostra redazione, interviene nuovamente su quello che sicuramente è da battezzare come il “caso gazebo”.

Ci riferiamo alla struttura del “Caffè Trieste”, in piazza Trieste, di proprietà della cognata dell’assessore Annamaria Dell’Aprovitola. Struttura che, installata dalla ditta del marito di Dell’Aprovitola, è stata definita abusiva dal sindaco, il quale, dopo non essere riuscito a convincere la sua assessora a rimuovere il gazebo, ha presentato le dimissioni. Da parte sua, la Dell’Aprovitola sostiene che è tutto in regola e che, da parte del sindaco, sia in atto un tentativo di delegittimazione in vista delle prossime elezioni amministrative.

Ora il primo cittadino (che ha venti giorni di tempo, dalla data di presentazione, per ritirare le sue dimissioni), smentendo tale ipotesi, ci scrive:

Gentile direttore,

Le recenti dichiarazioni della signora Dell’Aprovitola, a commento delle mie dimissioni da Sindaco, conseguenti ad un caso di abuso edilizio, del quale la ritengo moralmente corresponsabile, mi inducono a chiederLe ospitalità sul suo sito, se non altro per consentirmi qualche breve riflessione e puntualizzazione.

Assicuro subito di non voler raccogliere la provocazione di chi vorrebbe trasformare la discussione in una rissa da mercato, cosi come sembra preferire fare la signora.

Dico solo che la mia storia politica, passata al vaglio di tantissime esperienze politico-amministrative pubbliche, è nota non solo a Carinaro, ma in tutta la Provincia di Caserta e che, pertanto, non abbia bisogno di ulteriori conferme.

Sembra, invece, piuttosto singolare che, dopo tanti attestati di pubblica stima espressi dalla stessa signora nei miei riguardi, solo oggi, e dopo una mia pubblica denuncia sulle sue responsabilità morali ed indirette sull’abuso commesso, si abbandoni a giudizi poco lusinghieri sul suo Sindaco.

E vengo subito ai fatti riguardanti l’abuso edilizio:

Nel mese di settembre scorso viene presentata, a nome di Consiglia Mattiello, cognata dell’assessore, una S.c.i.a (segnalazione certificata di inizio attività) con la quale si comunica che in via Trieste, nell’ex Bar Picone, si faranno lavori di ristrutturazione dei locali ed anche di realizzazione di un gazebo aperto nei lati, cosi come prescrivono la legge urbanistica ed il regolamento edilizio locale.

Prima domanda: perché si dichiara di voler fare una cosa per poi realizzarne un’altra, per la quale, occorrerebbe presentare un progetto (e non una la Scia) per poi ottenere una concessione edilizia, dopo aver verificato il rispetto delle norme sulle superfici e sulle volumetrie?

La prova della consapevolezza dell’abuso l’ha data proprio l’architetto Guerrera, progettista architettonico, direttore dei lavori nonché tecnico di fiducia. Infatti, il tecnico, poche ore prima della chiusura delle vetrate, preoccupato delle sue eventuali connesse colpe, presenta al Comune la chiusura dei lavori relativi alla S.c.i.a. da lui presentata. Anzi, egli dichiara per iscritto che tutti gli altri lavori non contenuti nella sua S.c.i.a (ossia quelli della chiusura a vetri) non sono stati da lui previsti e quindi non ricadono sotto la sua responsabilità.
La chiusura dei lati del gazebo a mezzo di vetrate avviene in sole due ore (dalle 17,30 alle 19,30), ossia al calar della sera di venerdì 08.11.2013, senza consentire agli uffici comunali (data l’ora serale) di poter fare il doveroso sequestro cautelare.

Poche ore dopo, nella giornata di sabato 09.11.2013, ho convocato la signora al Comune, davanti a tre funzionari, e, dopo averle rappresentato la gravità dei fatti commessi, l’ho supplicata, per circa tre ore, di convincere il marito (costruttore delle opere) ad eliminare volontariamente l’abuso che avrebbe compromesso l’immagine dell’intera amministrazione, compresa la sua personale.

Alle ore 13,30 di lunedì 13.11.2013 la signora ha comunicato telefonicamente gli uffici tecnici che le vetrate non sarebbero state smontate e che l’Ufficio tecnico comunale poteva proseguire l’azione sanzionatoria già avviata.

Il manufatto, così come realizzato, ossia chiuso nei tre lati, rappresenta un evidente, grave abuso edilizio, poiché commesso in violazione delle regole riguardanti le superfici coperte e quelle relative ai volumi.

Per avere conferma della fondatezza della legittimità dei provvedimenti emessi dal Comune, basta consultare un semplice manuale di diritto urbanistico e leggersi il nostro regolamento edilizio. Senza contare della copiosa e concorde giurisprudenza in materia!
Qualè il significato delle mie dimissioni?A fronte dell’abuso commesso e della dichiarata volontà di non voler eliminare spontaneamente l’abuso, potevo far finta di niente?

La signora evidentemente dimentica che pochi anni or sono ho denunciato i miei cognati per un abuso edilizio. Dimentica, altresì, che di fronte ad un analogo caso di abuso edilizio fu coinvolta, sempre qualche anno fa, la moglie dell’ex assessore Lisbino che, ad onor del vero, si dimise immediatamente dalla carica dimostrando maggiore sensibilità!

I concetti di legalità e di trasparenza non sono frasi vuote, distintivi da mettere per l’occasione sul petto o cosmetici per apparire più belli. Sono invece valori pregni di significati e soprattutto di coerenti comportamenti.

Gli abusi ed il mancato rispetto delle regole sono atti già di per se illegittimi, ma che diventano ancor più intollerabili se commessi di chi, pubblico amministratore, dovrebbe dare l’esempio a tutti cittadini.

Quand’anche un giudice dovesse ritenere l’abuso fatto come una semplice irregolarità, come la signora platealmente vorrebbe dare ad intendere (visto che non le basta il codice urbanistico o il regolamento edilizio locale o la copiosa e ricca giurisprudenza), sembrerebbe coerente da parte sua non avvertire la sensibilità di farsi da parte, almeno fino alla decisione del giudice, come correttamente farebbe chi veramente crede nei valori della legalità trasparenza?

Cosa avrei dovuto fare io? Far finta di niente?

Per questi motivi, visto che la signora non ha avvertito detta sensibilità, avrei potuto revocarla dall’incarico per il venir meno del presupposto fiduciario che è alla base della nomina assessoriale. Ho scelto invece di togliere il disturbo! Si tratta di uno stile e di una coerenza sicuramente diversi dai suoi!
Il tentativo di ricorrere a suggestive ricostruzioni come quella della rappresaglia politica nei suoi confronti, avviata, a suo dire, ad una candidatura a prossimo sindaco di Carinaro, appare un penoso tentativo di annacquare le sue responsabilità sul caso, spostando l’attenzione sui pettegolezzi.

Non potrò mai essere (a causa dei due mandati svolti) un suo antagonista!

D’altra parte, non mi risulta che fino ad ora sia stato mai posto nel calendario dell’agenda politica del centrosinistra locale la scelta del nuovo sindaco ed il modo come poterlo fare. Appena arriverà questo momento, spero di farlo collegialmente, insieme agli altri, ma soprattutto mettendo al centro dapprima il nuovo progetto politico, che dovrà avere come suoi cardini, quello del rispetto della legalità e quello del rinnovamento della classe politica cittadina, e poi decidere il sesso del candidato.

Dal modo in cui la signora si difende, sono portato a pensare che o sia in malafede, oppure poco lucida. Se cosi non fosse, devo immaginare che sia stata mal consigliata. Chi l’ha portata a commettere un simile passo falso, facendole credere che non avrebbe prodotto simili conseguenze, o non conosce la mia dirittura morale o voleva proprio che si creasse questa rottura.

Per quel che mi riguarda, io ho fatto di tutto affinché ciò non accadesse!

Mario Masi

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