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Caso gazebo, Dell’Aprovitola si dimette da assessore

 CARINARO. Rassegna le dimissioni da assessore Annamaria Dell’Aprovitola, finita al centro di una polemica per il gazebo realizzato nel bar in piazza Trieste di proprietà della cognata.

Una vicenda che ha portato alle dimissioni, lo scorso 14 novembre, il sindaco Mario Masi (prossimo a revocarle, a questo punto; ha tempo fino ad inizio dicembre) e aperto una profonda frattura all’interno della maggioranza consiliare. In un documento letto in Assise, Dell’Aprovitola ribadisce che si è trattato di un’operazione “denigratoria” nei suoi confronti, decidendo, quindi, di lasciare la giunta ma di restare comunque in maggioranza come consigliere comunale.

Ecco il documento letto da Dell’Aprovitola:

Ho espresso il mio pensiero sulle dimissioni rassegnate dal sindaco nell’imminenza del fatto e il documento che lo racchiude è noto e notorio. Da allora, nonostante tutte le altre esternazioni da parte sua e di altri esponenti politici, ho preferito non esprimermi più, anche perché nulla ha scalfito le mie convinzioni e ancor di più ,oggi, ritengo le stesse dimissioni una farsa, un artificio politico, il cui intento denigratorio, diffamatorio e delegittimante della mia persona e del mio operato é chiaro ai più.

Sicuro, quindi, il fine dell’eliminazione di una figura scomoda per Masi, un soggetto non allineato ai suoi schemi, al suo unilaterale disegno politico futuro. Anzi, mi spingo oltre, col senno di poi e a bocce ferme: quello suo è stato un tentativo di epurazione, in chiaro stile del più nero fascismo!

Intervengo, di nuovo, solo oggi, in virtù degli sviluppi che si stanno profilando e cioè in occasione della ventilata ipotesi di ritiro delle sue dimissioni ed intervengo solo perché dal realizzarsi di tale ipotesi deriva l’unica conseguenza possibile per me e per la mia specchiata condotta, coerenza e senso delle istituzioni: le mie dimissioni da assessore, la riconsegna di quelle deleghe che lui mi hai affidato intuitu personae, e quindi per la fiducia e la stima che pensavo riponesse in me.

E che comunque io non ho più in te. Nessuno più, ormai, può dubitare circa le reali motivazioni sottese alle “finte” dimissioni,pensate, calcolate, altro che precipitose, come si vocifera da più parti.

Giammai, infatti, nella sua storia amministrativa Masi ha reagito in siffatto modo, eppur di occasioni ne ha avute al cospetto di veri e gravi fatti pur verificatisi. Infatti, mi chiedo: perché non si è dimesso quando suo cognato ha cementificato, e dico cementificato, nel senso di costruzione ex novo di un corpo di fabbrica? In questo caso è rimasto saldamente in sella.

Perché non ha fatto lo stesso per quanto attiene alla vicenda che ci riguarda, revocandomi semplicemente dall’incarico assessoriale? Forse al tempo la sua concezione di etica, di morale, di legalità, era legata a diversi parametri, presumo la convenienza e l’opportunismo politico. Forse aveva bisogno di accendere i riflettori su di lui, in una sorta di rinnovamento della sua figura, distogliendo l’attenzione della cittadinanza dai reali problemi della sua amministrazione, concentrandola su una vicenda di nessuna rilevanza politica.

Oggi pensa di rientrare a testa alta millantando il furor di popolo, ma sappia che il suo intento è miseramente fallito! Pensava che io mi ritirassi schiacciata dal tritacarne mediatico che aveva predisposto, ma mi sento ancor più forte oggi perché l’unico furor di popolo si è manifestato attraverso la fortissima solidarietà nei miei confronti. Tutti hanno capito!

E anche le voci secondo le quali lui sarebbe riuscito ad isolarmi dalla maggioranza di governo risultano del tutto infondate e pretestuose in quanto, per chi non lo sapesse, ciò si è verificato fin dal mio insediamento, poiché l’elemento caratterizzante di questa amministrazione é l’assoluta carenza di condivisione e concertazione.

Ed in tal sede, ed a tal proposito, non posso non ribadire ai cittadini che con le dimissioni de quibus il sindaco pensava di prendere due piccioni con una fava, vale a dire soffocare le rimostranze dei consiglieri comunali circa la redistribuzione delle deleghe e quindi una imminente crisi in vista dell’approvazione del bilancio nonché colpire la mia persona sacrificandomi quale capro espiatorio. Colgo l’occasione per smentire pubblicamente le voci inerenti una mia probabile candidatura a sindaco per le prossime elezioni.

Non ho mai affermato nulla del genere e qualsiasi decisione al proposito, secondo la mia formazione politica, non può che essere il risultato di scelte condivise con la cittadinanza secondo gli strumenti della democrazia partecipata.

Lungi da me qualsiasi tentativo di autocelebrazione, non è nel mio stile. Tutto quanto premesso e ancora una volta confermate le mie dimissioni da assessore per i suesposti motivi, dirimo ogni dubbio su quanto mi appresto a votare nella seduta odierna che è dedicata all’approvazione del bilancio.

Chi mi conosce sa che giammai agirei nel consesso pubblico con spirito di vendetta personale, la qual cosa è nello stile di Masi, come ha dimostrato in altre occasioni, oltre che con me, trascinandomi in questa assurda vicenda, anche con chi e con i figli di chi non lo ha sostenuto politicamente, per cui, onorando il mio ruolo, nel rispetto di tutti i cittadini e con vero senso di responsabilità, esprimerò il mio voto favorevole al bilancio.

Approfitto dell’occasione per ringraziare pubblicamente innanzitutto, i miei elettori per la rinnovata fiducia e solidarietà, quindi tutti coloro che hanno ritenuto di spendere una parola ed un pensiero di conforto nei miei confronti, nei modi e nei luoghi più disparati, tutti i dipendenti comunali, in particolar modo il personale degli uffici collegati al mio assessorato, la segreteria del sindaco, e tutti i miei colleghi di minoranza che hanno dimostrato grande sensibilità e carica umana.

Ringrazio, infine, i miei colleghi di maggioranza per aver esperito, come da prassi, un tentativo di mediazione che non ha sortito alcun effetto, considerata l’inopportuna condivisione con il sindaco della legittimità e fondatezza delle sue dimissioni.

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