Mondragone - Carinola - Falciano del Massico

La “Circe” che narcotizzava e rapinava uomini: uno è morto

 MONDRAGONE. Non si è mai fatta alcuno scrupolo ad esagerare nella somministrazione del potente ipnotico dato alle sue vittime.

Lei, la “Circe”, Monica Voira, quarantenne di Mondragone, e ed il suo complice, Vincenzo D’Angelo, 35 anni, hanno però accettato la possibilità che quanto fatto potesse portare alla morte di uno dei malcapitati. Ogni colpo è stato realizzato ricalcando in tutto e per tutto i precedenti.

La vittima prescelta veniva accuratamente selezionata: uomo di mezza età e solo alla guida. Identico modus operandi: con la scusa di un passaggio e forte della sua bella presenza riusciva a salire a bordo. Convinceva i malcapitati a trovare un posto riservato e poi offriva loro un drink. Nel bicchiere versava gocce di un potente ipnotico. Appena il narcotico faceva effetto entravano in azione i suoi complici che si impossessavano di quante più cose potevano.

L’accusa a loro carico è quella di morte come conseguenza di altro reato in relazione ad un omicidio colposo, rapine e lesioni personali anche gravi. Questo il complesso quadro accusatorio frutto delle indagini dei carabinieri di Mondragone e del lavoro della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Per i due si sono aperte le porte del carcere, anche se Voira già si trovava nella casa circondariale femminile di Pozzuoli per un’altra rapina.

Accertata la loro responsabilità su rapine seriale e sulla morte di un turista di Milano, rapinato il 14 luglio scorso nelle campagne di Castel Volturno, dopo essere stato drogato e successivamente investito da un ignoto automobilista.

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Le indagini sono iniziate proprio in conseguenza del ritrovamento del corpo del malcapitato milanese, rinvenuto nel corso della notte, a circa un chilometro di distanza dall’autovettura, abbandonata a fari accesi, aperta e priva di chiavi. Veniva ricostruite le ultime ore di vita della vittima e ciò grazie alla comparazione con altri episodi analoghi di cui erano rimasti vittima altri sventurati. Gli inquirenti, infatti, avevano accertato che, anche in altre occasioni, la donna oggi arrestata, quarantenne pregiudicata del posto, aveva utilizzato una particolare tecnica che le era servita per avvicinare, sedurre e poi rendere inermi inconsapevoli soggetti da lei adescati. Questa, esponendosi sulla via Domitiana, attirava le proprie vittime, automobilisti in transito, soli alla guida. Con una banale scusa, li faceva fermare, saliva a bordo delle loro autovetture e iniziava a recitare una parte già in molte occasioni collaudata: dopo aver convinto la vittima di turno a offrirle da bere, scendeva dall’autovettura per acquistare le bevande e, senza essere vista, versava delle gocce di Minias, un potente ipnotico usato per curare i disturbi del sonno e in grado, se associato ad alcool, di provocare una potente sonnolenza-sedazione al risveglio (il cosiddetto “effetto sbornia”).

La donna convinceva la vittima inconsapevole a consumare la bevanda in un luogo appartato, già scelto dalla donna, di concerto con i suoi compiici. Questi ultimi, tra i quali l’uomo oggi arrestato, entravano in azione poco dopo che la vittima aveva sorseggiato la bevanda e allorquando la stessa aveva ormai perso conoscenza.

L’effetto del cocktail di alcool e benzodiazepine, infatti, era quasi immediato e la vittima di turno veniva facilmente sopraffatta e derubata. In alcuni casi l’accaduto non era stato denunciato dalle vittime. I malcapitati, infatti, al risveglio, accusavano uno stato confusionale, legato al sovradosaggio del farmaco utilizzato dai rapinatori.

Tutte le vittime hanno raccontato ogni volta la stessa storia, con circostanze sostanzialmente analoghe: il momento in cui fermavano l’auto su richiesta della donna, l’approccio passionale, il drink insieme, poi il buio e, al risveglio, lo stato di semi incoscienza.

I carabinieri riuscivano a ricostruire lo stesso modus operandi anche con riferimento alle ore antecedenti alla morte del turista milanese, il quale, in stato confusionale (proprio per la somministrazione del Minias, le cui tracce gli venivano trovate nel sangue in sede di autopsia), dopo essere stato rapinato, al risveglio aveva vagato in stato di semincoscienza al buio per la via occidentale di Castel Volturno (come descritto da un testimone oculare), trovando quindi la morte nel corso perché investito da parte di un tuttora ignoto pirata della strada. La sua morte, come del resto ritenuto nella ordinanza del gip, deve ritenersi conseguenza della rapina poco prima effettuata.

La misura cautelare veniva emessa nei confronti di Monica Voira come autrice materiale degli adescamenti delle vittime e della somministrazione del potente farmaco, ma anche nei confronti di Vincenzo D’Angelo, il quale entrava in azione per rapinare le vittime una volta che queste fossero state drogate con le modalità sopra descritte.

Le indagini permettevano di addebitare ad entrambi i complici ben cinque rapine perpetrate nei modi indicati, oltre all’omicidio del turista milanese e alle lesioni riportate da altra vittima, anche questa coinvolta in incidente stradale in conseguenza dello stato ipnotico indottogli.

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