Italia

Ustica, la Cassazione: “Depistaggio accertato”

 ROMA. Il “depistaggio”
delle indagini sul disastro aereo di Ustica deve considerarsi “definitivamente
accertato” e per questo serve il nuovo processo civile per valutare la
responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento della
compagnia aerea Itavia.

A stabilirlo è la Cassazione. Una nuova tesi, dunque, “del
missile sparato da aereo ignoto”, quale causa dell’abbattimento del DC9 Itavia
caduto al largo di Ustica il 27 giugno 1980, risulta “oramai consacrata anche
nella giurisprudenza” della Cassazione. Lo sottolinea la stessa Suprema corte
accogliendo il ricorso dell’erede della compagnia area Itavia.

Con una nuova sentenza della Terza sezione
civile, la Cassazione è, infatti, tornata ad occuparsi di Ustica accogliendo il
ricorso di Luisa Davanzali, erede di
Aldo, patron della compagnia aerea Itavia fallita sei mesi dopo il disastro.

Il
4 ottobre 2010 la corte di appello di Roma aveva bocciato la richiesta di
risarcimento dei danni avanzata da Luisa e Tiziana
Davanzali
, figlie di Aldo Davanzali,
patron della compagnia aerea fallita sei mesi dopo il disastro, morto nel 2005
dopo avere combattuto a lungo con il Parkinson e considerato responsabile della
morte degli 81 passeggeri senza mai essere processato.

Ora invece i giudici di
piazza Cavour ribaltano quel verdetto spiegando che la sentenza di secondo
grado “erra nell’escludere l’eventuale efficacia dell’attività di depistaggio e
il suo effetto sul dissesto” dell’Itavia.

Al contrario, la terza sezione della
Cassazione , con la sentenza 23933 , stabilisce che e è necessario valutare
l’effetto dei depistaggi nel crac dell’Itavia, poiché essi gettarono “discredito
commerciale” sulla compagnia , che venne anche colpita da “provvedimenti
cautelari sollecitati dalla diffusione della falsa notizia del cedimento
strutturale del DC9”.

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