Italia

Porto di Molfetta, truffa da 150 milioni: indagato il senatore Azzollini

 TRANI. Ci sarebbe una truffa da 150 milioni di euro alla base dell’inchiesta della procura di Trani che ha portato, all’alba di lunedì 7 ottobre, al sequestro del nuovo porto commerciale di Molfetta. Due persone sono state arrestate, oltre 60 risultano indagate, a vario titolo.

Tra loro spicca Antonio Azzollini, senatore Pdl, e presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Azzollini è stato per molti anni sindaco della cittadina del Barese. A SkyTG24 respinge tutte le accuse: “Voglio chiarire tutto con la magistratura”.

Ai domiciliari sono finiti un ex dirigente comunale dei Lavori pubblici e il procuratore speciale della Cmc (l’azienda che si è aggiudicata i lavori del porto) e direttore del cantiere, Giorgio Calderoni. Sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, reati contro la fede pubblica, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti e violazioni ambientali.

Le indagini avrebbero accertato che per la realizzazione della diga foranea e del nuovo porto commerciale di Molfetta sarebbe stato veicolato in favore del Comune, all’epoca dei fatti guidato dal senatore Pdl, un ingente “fiume” di denaro pubblico: oltre 147 milioni di euro, 82 milioni dei quali sino ad ora ottenuti dall’ente comunale, a fronte di un’opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro.

L’opera (appaltata nell’aprile del 2007 con consegna lavori nel marzo 2008) non solo non è stata finora realizzata a causa della presenza sul fondale antistante il porto di migliaia di ordigni bellici, ma non c’è neanche la possibilità che i lavori possano concludersi nei termini previsti dal contratto di appalto assegnato ad un’Ati composta da tre grandi aziende italiane: Cmc (capofila), Sidra e Impresa Cidonio.

Secondo l’accusa, dal Comune di Molfetta, pur sapendo dal 2005 (circa due anni prima dell’affidamento dell’appalto) che i fondali interessati dai lavori erano impraticabili per la presenza degli ordigni, avrebbero attestato falsamente che l’area sottomarina erano accessibile. In questo modo si sarebbe consentita illegittimamente la sopravvivenza dell’appalto e l’arrivo di nuovi fondi pubblici, sarebbero state fatte perizie di variante e sarebbe stata stipulata nel febbraio 2010 una transazione da 7,8 milioni di euro con l’Ati appaltatrice.

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