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Inchiesta Ilva, 53 indagati: c’è anche Vendola

 TARANTO. Chiuse l’inchiesta “Ambiente Svenduto” sull’Ilva. Cinquantatrè le persone indagate. Tra i nomi è spuntato anche il nome di Nichi Vendola, il presidente della Regione Puglia.

Secondo la procura tarantina, il governatore avrebbe detto al direttore dell’Arpa di adottare una linea morbida contro il siderurgico tarantino. Il leader di Sel è indagato per concussione in concorso con Girolamo Archinà, ex dirigente dei rapporti istituzionali dell’Ilva, Fabio Arturo Riva, ex presidente del gruppo Riva, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento tarantino, e Francesco Perli, legale del gruppo, per aver fatto pressioni sui vertici dell’Arpa, l’agenzia regionale per l’Ambiente, al fine di “ammorbidire” la posizione dell’agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’impianto siderurgico.

Coinvolti nell’inchiesta, oltre al patron Emilio Riva e ai suoi figli Nicola e Fabio,anche il sindaco Ippazio Stefàno, il parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni (all’epoca assessore regionale), l’attuale assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, il consigliere regionale del Pd Donato Pontassuglia, i dirigenti della Regione Antonicelli, Manna, Pellegrino ed anche il direttore dell’Arpa Assennato, il direttore scientifico dell’Arpa Blonda.

Il provvedimento è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano. Quest’ultimo è titolare di due fascicoli d’inchiesta relativi ad incidenti mortali verificatisi all’Ilva di Taranto, fascicoli che sono stati inglobati nell’inchiesta-madre oggi chiusa. I reati contestati agli indagati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’emissione di sostanze inquinanti con violazione delle normative a tutela dell’ambiente.

In particolare, il direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato, ed i suoi funzionari Blonda e Giua, avevano proposto nel giugno dl 2010 di ridurre e rimodulare il ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico in virtù dei risultati preoccupanti dei campionamenti sulla qualità dell’aria che avevano evidenziato valori estremamente elevati di benzoapirene.

Secondo i magistrati della procura ionica, il presidente Vendola avrebbe costretto Assennato a modificare la posizione sull’Ilva minacciandolo di non confermare il suo incarico alla direzione dell’Arpa (in scandenza a febbraio 2011). Vendola lo avrebbe quindi costretto ad ammorbidire la posizione dell’Arpa permettendo così ad ilva di continuare a produrre ai massimi livelli, come fino ad allora era avvenuto.

In un incontro del 22 giugno 2010 con gli assessori Fratoianni e Losappio, il capo Gabinetto alla Regione Francesco Manna ed il dirigente Davide Pellegrini, alla presenza dell’uomo Ilva Archinà, il presidente Vendola, dopo aver fortemente criticato l’operato dell’Arpa, avrebbe ribadito che in nessun caso l’attività produttive dell’Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni. Quasi un mese dopo, nel corso di una riunione con Emilio e Fabio Riva, il direttore Capogrosso ed Archinà, Vendola avrebbe convocato Assennato lasciandolo attendere fuori dalla stanza. In quell’occasione Assennato sarebbe stato inoltre ammonito dal dirigente all’Ambiente Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola, a non utilizzare i dati tecnici “come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano”.

Dall’inchiesta-madre resterà fuori l’indagine riguardante le discariche di rifiuti dell’Ilva e relative autorizzazioni, peraltro ora in fase di revisione sul piano amministrativo. Prosegue intanto, sull’asse Taranto-Londra, la battaglia giudiziaria da parte dei legali di Fabio Riva, vice presidente di Riva Fire, in libertà vigilata nella capitale inglese dal gennaio scorso dopo che era stata dichiarata la sua latitanza perché non rintracciato sulla base di un mandato di arresto europeo.

I difensori del dirigente di Riva Fire hanno chiesto alla Procura copia delle perizie chimica e medico-epidemiologica, disposte dal gip Patrizia Todisco ed elaborate da due gruppi di esperti, depositate nell’incidente probatorio conclusosi il 30 marzo 2012. La Procura avrebbe già dato disposizioni per far pervenire la documentazione, pur manifestando qualche perplessità. La prossima udienza finalizzata alla richiesta di estradizione di Fabio Riva si terrà nel gennaio 2014. Nel frattempo la Procura ionica potrebbe già aver depositato al gup la richiesta di rinvio a giudizio e della fissazione dell’udienza preliminare.

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