Campania

Terra dei Fuochi, i comitati alla Figc: “Gli azzurri indossino lutto al braccio”

 NAPOLI. I ragazzi della “Terra dei Fuochi”, appartenenti alla coalizione “#StopBiocidio”, scrivono al presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, chiedendo che i giocatori della nazionale italiana di calcio indossino il lutto al braccio in occasione della gara contro l’Armenia di martedì 15 ottobre, allo stadio San Paolo di calcio, valevole per il girone di qualificazione ai mondiali.

I comitati hanno già promosso l’iniziativa “San Paolo in lutto”, partita da Facebook, che vedrà gli spettatori vestiti di nero e in silenzio quando entreranno le due squadre in campo. Ecco la lettera a firma di Irene De Crescenzo, a nome di “La Fenice Vulcanica-Coordinamento Comitati Fuochi”, “Cittadini Campani per un piano alternativo rifiuti”, “Rete Commons-Laboratorio Insurgencia-Usb Campania”, “Coordinamento Giornalisti precari”.

“Egregio Signor Presidente, mi chiamo Irene De Crescenzo e sono una cittadina della oggi tristemente rinomata “Terra dei Fuochi”. Ci tengo a precisarLe che sono solo una portavoce di anime e di dolore in questo momento.

Tre giorni fa, sul social network Facebook, ho creato un evento dal titolo “San Paolo in lutto”, invitando i tifosi che alla partita del 15 ottobre si recheranno allo stadio ad indossare magliette nere in segno di lutto per le numerosi morti che si stanno susseguendo da anni nel nostro territorio.

In meno di tre giorni molte sono state le adesioni della gente comune, numerosi sono stati gli aiuti ricevuti per la promozione dell’iniziativa, (anche da parte di giornali online), tanto da fare, dello stesso evento, una cassa di risonanza importante. Perché ho/abbiamo scelto proprio il calcio e perché proprio l’Italia? Semplice. Il calcio è l’unico sport che riesce, ad oggi, a legare le persone, ad unirle, come la popolazione di questo territorio martoriato si è unita nelle numerose marce e nelle tante manifestazioni che da anni si svolgono sul territorio.

Noi, quindi, il 15 saremo lì, al San Paolo di Napoli, siamo italiani e tifosi della nostra Nazionale, ma, per dimostrare il nostro lutto, indosseremo le maglie nere osservando il silenzio, lo stesso silenzio che le istituzioni ci hanno riservato per anni.

Sono un giovane avvocato, ignara del futuro riservatole e ormai priva di ogni certezza, anche la più basilare, come il diritto alla salute, alla vita. Ho paura addirittura di crearmi una famiglia perché i miei figli potrebbero rimanere orfani oppure potrei perderli prematuramente? Non ho più nessuna certezza. E con me, i miei amici, la mia generazione, gravata dalla pesante eredità di morte e malattia e disperazione! Ma è la stessa disperazione ora ci spinge a muoverci, ad agire, in ogni modo, con ogni mezzo, nel rispetto sempre della legalità.

Da qui la mia richiesta, una richiesta alla quale le istituzioni, purtroppo attaccate da un cancro molto aggressivo e pervasivo non hanno voluto né saputo rispondere, a ché Lei possa intervenire spendendo poche ma efficaci parole a favore del nostro paese e per appoggiare ed evidenziare la nostra iniziativa, (Le ripeto io sono solo stata un “mezzo”) facendo indossare il lutto al braccio degli azzurri che rappresentano anche noi – verranno al San Paolo, a Napoli – e l’Italia ha il dovere di sapere (anche chi non vuole credere) che noi siamo un paese in lutto.

Il lutto al braccio sarà in memoria dei già numerosi bambini che hanno rimesso prematuramente la loro vita, delle madri, dei padri, dei numerosi amici che negli ultimi anni sono scomparsi lasciando le famiglie in un dolore che non potrà mai essere colmato; in onore alle “mamme vulcaniche” che hanno visto i loro figli non solo morire o nascere malformati,ma addirittura non nascere poiché ci sono tante donne che non riescono a portare avanti il concepimento. Le sembra un caso? A noi no. Ci hanno privato dell’aria, dell’acqua, del cibo ma non vogliamo che ci tolgano anche la speranza.

Noi vogliamo vivere! La nostra Campania ormai ‘infelix’ non vuole rassegnarsi, noi non possiamo rassegnarci, lo dobbiamo alle generazioni future perché io, noi, già siamo stati condannati senza appello e senza speranza.

Lei può fare molto: evitare che reportage televisivi o giornalistici sull’ennesima morte per cancro o su nuovi sotterramenti di rifiuti o sul milionesimo rogo tossico nella terra dei fuochi, dopo aver suscitato temporaneamente commozione, partecipazione e pianto, cadano nel dimenticatoio facendo si che si torni alla vita normale.

C’è necessità a ché il popolo italiano, tutto, comprenda il nostro dramma ma, soprattutto, che esso tocchi l’Italia intera e non solo l’inferno delle province di Napoli e Caserta o, al più, della Regione Campania. Ripeto, è un problema che abbraccia la totalità di una nazione.

Non ci abbandonate, siate dalla nostra parte. Solo se la popolazione diventa consapevole e resta unita per risolvere, democraticamente, le emergenze, potrà esserci una rinascita. Anche un piccolo grande gesto come questo può aiutare il risveglio delle coscienze”.

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