Campania

Francesca Neri e Sergio Rubini al Napoli Film Festival

 NAPOLI. Ultimi due “incontri ravvcinati” dell’edizione 2013 del Napoli Film Festival. Alle ore 21.30 di sabato 5 ottobre al Cinema Metropolitan interverrà l’attrice Francesca Neri per presentare il film scandalo da lei interpretato “Le età di Lulù” (1990) diretto dallo spagnolo Bigas Luna.

Diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, la Neri esordisce sul grande schermo ne “Il grande Blek” (1987) di Giuseppe Piccioni, film nel quale già impone il suo fascino intriso di algido mistero e carnale morbosità. Tanto è che proprio Luna la sceglie senza esitazioni per incarnare Lulù, l’eroina scabrosa del capolavoro dell’iberica Almudena Grandes. Questa pellicola la fa conoscere a livello internazionale portandola persino alla corte del bizzarro Pedro Almodovar, che la vuole a tutti i costi protagonista del suo “Carne tremula” (1997).

Ma è forse Massimo Troisi a regalarle la notorietà immediata grazie al ruolo di sua fidanzata insoddisfatta nel celebre “Pensavo fosse amore…invece era un calesse” (1991), nel quale la Neri sfodera anche una notevole verve ironica guadagnandosi un meritato Nastro d’Argento di miglior attrice. Negli ultimi anni, pur continuando a recitare (l’ultimo lungometraggio, il sarcastico “Una famiglia perfetta” di Paolo Genovese, risale al 2012), si dedica anima e corpo alla produzione, passione che condivide con il compagno Claudio Amendola.

La sera successiva toccherà, invece, all’attore e regista Sergio Rubini concludere la kermesse con la proiezione de “La terra” da lui diretto e interpretato nel 2006. Scoperto dal grande pubblico per la performance fornita ne “Il grande Blek”, opera in cui aveva come partner proprio la Neri, si è fatto, poi, notare per una carriera in costante ascesa dietro e davanti la macchina da presa.

Dotato di una fisicità scarna, a tratti inquietante, ha trovato nell’immediata simpatia e nella pungente ironia la via per arrivare direttamente al cuore dello spettatore, che lo ricorda nelle vesti “ordinarie” di timido capostazione (ne “La stazione”, opera da lui diretta nel 1990), o di giovane gendarme (in “Una pura formalità”, 1994, di Giuseppe Tornatore), ma, soprattutto, di giornalista pronto a tutto pur di intervistare il maestro dei maestri Federico Fellini (ne “L’intervista”, 1987, di Fellini stesso).

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